Imitando la Grecia dei “colonnelli” nel 1969, la Russia decise di lasciare il Consiglio d’Europa, giudicando l’istituzione sfruttata dalla Nato e dall’Unione Europea. Una partenza annunciata martedì 15 marzo ma che non ha impedito all’organizzazione di portare a termine la procedura aperta contro la Russia dopo il suo ” aggressione ingiustificata e non provocata” dall’Ucraina. Mercoledì 16 marzo il Consiglio d’Europa ha deciso ufficialmente di escludere la Russia.

► Che cos’è il Consiglio d’Europa?

Riunendo 47 paesi che rappresentano 830 milioni di persone (prima del ritiro della Russia), il Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo, mira a unire i paesi attorno a valori comuni, in particolare lo stato di diritto e la difesa dei diritti umani.

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Creata da dieci paesi che hanno firmato il Trattato di Londra nel 1949 (1), l’istituzione si è poi gradualmente ampliata fino a coprire l’intero continente europeo. La Russia si è unita nel 1995, l’Ucraina nel 1996. Solo la Bielorussia, alleata di Mosca, non è membro.

In più di settant’anni, solo la Grecia, per un certo periodo, era stata bandita dall’organizzazione. Il regime dei “colonnelli” aveva anticipato l’espulsione annunciando la propria partenza, e la Grecia era tornata cinque anni dopo. Dopo l’annessione della Crimea alla Russia nel 2014, i parlamentari russi sono stati privati ​​del diritto di voto in uno degli organi dell’organizzazione. Una sanzione revocata nel 2019 nonostante le proteste degli ucraini.

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► Quali sono le sue prerogative?

Agendo per il rispetto della legge, il Consiglio d’Europa dispone di numerosi organismi di cooperazione che riuniscono i ministri o parlamentari dei paesi membri. Questo lavoro non sempre trova grande riscontro, ma il Consiglio è d’altronde noto ai cittadini europei attraverso le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

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Braccio armato per far rispettare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la CEDU è l’organo giuridico a cui tutti i cittadini dei paesi membri possono rivolgersi se ritengono che i tribunali del loro paese non abbiano reso loro giustizia. Le sue decisioni non hanno effetto esecutivo immediato, ma gli Stati firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo si sono impegnati a rispettarle ea modificare il proprio diritto interno per conformarvisi.

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► Cosa cambia il ritiro della Russia?

Per il Consiglio d’Europa, il ritiro della Russia comporterà una perdita finanziaria, con Mosca che rappresenta il 7% del budget dell’organizzazione. Ma la principale conseguenza concreta dell’uscita della Russia sarà la prima per i 145 milioni di russi. Non beneficeranno più della tutela della Corte europea dei diritti dell’uomo.

La perdita per i cittadini russi sarà tanto più dannosa in quanto i soli appelli provenienti dalla Russia rappresentano quasi un quarto di tutti i casi presentati dinanzi alla CEDU. Con alcuni casi molto emblematici dell’arbitrarietà del sistema giudiziario russo, come il destino dell’avversario Alexeï Navalny.

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“Le autorità russe stanno privando il popolo russo del beneficio del sistema di protezione dei diritti umani più avanzato al mondo, compresa la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo e il nostro vasto sistema di convenzioni”hanno così deplorato, in un comunicato stampa, i vertici del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

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