mercoledì, Settembre 28, 2022
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Abbiamo contato: dal 2005 gli Eurobeats sono in minoranza nei referendum sull’Ue

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Di solito piuttosto euroscettici, mercoledì i danesi hanno votato con il 67% a favore dell’integrazione nella politica di difesa dell’UE. Ciò che ha suscitato l’entusiasmo di Ursula von der Leyen e di Charles Michel che hanno accolto con favore un voto” storico nel mezzo della crisi ucraina.

Perché dal “no” francese nel 2005 al Trattato costituzionale, l’equilibrio delle consultazioni popolari si è spostato piuttosto contro l’UE. oggiurnal ha raccolto i risultati dei 13 referendum sull’UE tenuti dal voto francese del 2005 nei paesi membri. Risultato: 7 voti contrari all’Ue, o almeno al suo approfondimento, e 6 favorevoli. E in termini di numero di voti cumulativi, il verdetto è ancora più chiaro: 52,7% contrari (49.759.889 voti) e 47,3% a favore (44.649.445 voti)!*

Ammettiamolo: tra i voti decisivi per Brexit o Trattato costituzionale e l’oscuro referendum danese del 2014 sull’integrazione del Tribunale unificato dei brevetti, questi voti non sono sempre comparabili. Né possono essere ridotti così semplicemente a un “pro” o “contro” l’UE. Ma senza essere scientificamente un picco, la tendenza non è meno rivelatrice! Panoramica di questi tredici referendum.

Le grandi battute d’arresto dell’UE

Dal 2005, l’UE ha subito quattro grandi battute d’arresto alle urne. Il 29 maggio 2005 i francesi hanno votato “no” del 55% contro il trattato che istituisce una costituzione europea. Due giorni dopo toccò agli olandesi rifiutare anche questo progetto. Risultati storici in quanto provengono da due paesi firmatari del Trattato di Roma e quindi fondatori della Comunità Economica Europea (CEE).

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Nel 2015, nel pieno della crisi, i greci hanno votato con il 61,3% contro il piano di aiuti proposto dai creditori del Paese (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale). La decisione non porta il Paese a lasciare la zona euro, ma il voto appare poi come una grave insubordinazione alla politica economica dell’Ue. Senza questo in definitiva impedire le dimissioni del governo di Alexis Tsípras e nuove misure di austerità.

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Ma il colpo più grande per l’UE è arrivato nel 2016, quando gli inglesi hanno votato con il 51,9% per la Brexit. Portando a lunghi mesi di negoziati prima dell’effettiva uscita del Paese dall’UE il 1° gennaio 2021.

Le piccole vittorie

Se l’UE ha subito gravi battute d’arresto dal 2005, alcune consultazioni, spesso meno pubblicizzate, sono state favorevoli al suo allargamento o al suo approfondimento. Dopo che Francia e Paesi Bassi hanno votato “no” nel 2005, il Lussemburgo ha votato “sì” con il 56,5% del trattato costituzionale. Nel 2012, i croati hanno votato il 66% per entrare nell’UE.

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Molto più tecnico, i danesi hanno votato con il 62,5% per aderire al tribunale unificato dei brevetti creato da 25 Stati membri, in particolare per trattare i casi di contraffazione. D’altra parte, gli scandinavi hanno detto no nel 2015 a un’evoluzione delle loro deroghe all’UE in termini di giustizia e affari interni.

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Il viaggio di andata e ritorno irlandese

Dal 2005, gli irlandesi hanno votato tre volte per l’UE. Nel 2012 hanno votato per il patto fiscale europeo. Ma soprattutto gli isolani sono stati consultati due volte sul Trattato di Lisbona! Nel 2008 hanno votato contro con il 53,2%… Prima di votare a favore con il 67,1% dopo l’accettazione di alcune garanzie da parte dell’UE.

Piazza Ucraina

Il referendum del 1 giugno in Danimarca si inserisce nel clima di alta tensione legato alla guerra in Ucraina. Non è la prima volta che il paese dell’Est europeo estrae una votazione. Nel 2016 i Paesi Bassi hanno respinto con il 61,6% l’accordo di associazione tra l’UE e l’Ucraina.

*Metodologia: Abbiamo mantenuto i referendum relativi all’UE tenuti nei paesi membri o che sono diventati membri dal 29 maggio 2005, data del voto in Francia sul Trattato costituzionale. Sono esclusi i sondaggi che non hanno raggiunto il quorum necessario, come quello sulle quote di migranti in Ungheria nel 2016. Abbiamo sommato il totale dei voti che sono andati verso un allargamento o un approfondimento all’UE ea quelli ostili. Il ballottaggio del 1 giugno 2022 in Danimarca è incluso, ma basato su risultati provvisori. D’altra parte, il referendum della Spagna del 2005 sul trattato costituzionale non è integrato perché si è svolto prima del voto francese.

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