Una grande corda. I siti di e-commerce hanno abituato i consumatori a prezzi barrati. Un esempio recente è segnalato dal sito digitale specializzato NextImpact: Cdiscount ha pubblicato un’ottima promozione su un telefono Samsung all’inizio di maggio. Qui viene venduto a 399 € invece dei 659 €, apparentemente barrati, prima dello sconto. Opportunità da cogliere!

Prezzo di riferimento

Solo che il sito di e-commerce vendeva lo stesso telefono per € 449 un mese prima. Il prezzo è stato aumentato con l’avvicinarsi del periodo della promozione per mostrare uno sconto maggiore. Il consumatore non vede altro che fuoco.

Un’ordinanza colma questa lacuna nel diritto dei consumatori dal 28 maggio: il venditore online sarà ora obbligato a visualizzare il prezzo più basso praticato sul suo sito negli ultimi trenta giorni accanto alla promozione. Si precisa che, in caso di riduzioni successive, il prezzo di riferimento utilizzato è quello antecedente alla prima riduzione.

“Una modernizzazione del quadro giuridico per la tutela dei consumatori”che doveva essere adattato “trasformazione digitale” specifica l’ordinanza che modifica il codice del consumo. È stata scattata a fine 2021 in recepimento di una direttiva europea.

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Nuovi mezzi di repressione

“Vari altri testi presi a livello di Unione Europea per contrastare alcune strategie commerciali come lo scaffale dei prodotti promozionali solo durante la suddetta promozione per evitare il confronto con un prezzo precedente che, per sua natura, non esiste”, rileva, invece, il dottore in giurisprudenza Cédric Hélaine, in un commento al sito specializzato Dalloz news.

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L’applicazione del testo sarà affidata alla Direzione Generale per la Prevenzione delle Frodi (DGCCRF), annessa al Ministero dell’Economia. Le sanzioni possono ora superare il limite di 300.000 euro e salire fino al 4% del fatturato del giocatore sanzionato, in caso di violazione grave rilevata a livello comunitario. La mancanza di mezzi di questa amministrazione viene però regolarmente segnalata.

Torna indietro

Tuttavia, una falla datata 2015 è stata appena colmata. A quel tempo, fu Cdiscount ad attaccare (e rovesciare) la legislazione francese esistente, portando il suo caso davanti ai giudici europei. La normativa francese prevedeva già il calcolo delle promozioni online sulla base di un prezzo di riferimento, quest’ultimo il prezzo più basso visualizzato negli ultimi trenta giorni.

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Ma la disposizione si è scontrata con la direttiva Ue del 2005 sulle pratiche commerciali sleali. La Francia aveva adottato una normativa eccessivamente restrittiva in materia: dato che le norme in materia sono armonizzate a livello europeo, “Gli Stati membri non possono adottare (…) misure più restrittive di quelle definite dalla citata direttiva”,motivare, a fine 2015, i giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Tuttavia, contrariamente a quanto consentito dalla direttiva europea, la normativa francese prevede “un divieto generale, senza una valutazione caso per caso per stabilire l’iniquità”, promozioni senza prezzi di riferimento.

Occorreva quindi attendere la revisione del quadro europeo in materia nel 2019, poi il recepimento della direttiva nel diritto francese tre anni dopo per vedere riapparire questa norma di trenta giorni.

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