Aiuta gli altri, lo Stato aiuterà te. In Francia, nel corso degli anni sono stati messi in atto numerosi sistemi fiscali per sostenere e incoraggiare la generosità dei singoli.

► Come regola generale, una riduzione d’imposta del 66%

La norma generale prevede che le donazioni dei privati ​​possano beneficiare di una riduzione dell’imposta sul reddito del 66%. Si tratta infatti di una riduzione d’imposta e non di un credito d’imposta. Una differenza dimensionale che fa sì che questa “spinta” da parte dello Stato avvantaggia solo i contribuenti.

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La riduzione dell’imposta sul reddito del 66% si applica alle donazioni entro il limite del 20% del reddito imponibile. Tuttavia, l’eccedenza può essere riportata per i prossimi cinque anni. Questa riduzione d’imposta non rientra nel tetto delle “scappatoie fiscali”, limitando i crediti d’imposta e le riduzioni a 10.000 euro per famiglia fiscale.

Con questo meccanismo, una donazione di 100 euro “costa”, in definitiva, solo 34 euro al soggetto passivo, una volta detratta la riduzione d’imposta concessa l’anno successivo. Parte della somma sarà corrisposta dall’Erario sotto forma di anticipo a partire dal mese di gennaio dell’anno successivo alla donazione. Il resto sarà preso in considerazione in estate, quando i conti delle imposte sul reddito si stabiliranno.

► Aumento delle riduzioni per determinate cause.

Come ogni regola, la riduzione del 66% ha ovviamente delle eccezioni. Per aiutare alcune cause a mobilitare i donatori, lo Stato ha introdotto una detrazione maggiorata che raggiunge il 75% delle somme versate. Una tariffa più vantaggiosa ma per somme più contenute.

Già nel 1989 il Parlamento ha adottato una disposizione nota come “emendamento Coluche” a favore di donazioni a organizzazioni che forniscono pasti, cure o assistenza abitativa a persone in difficoltà. Fino a € 1.000, queste donazioni beneficiano di una riduzione delle tasse aumentata al 75%. L’eccedenza resta ammissibile alla detrazione del 66%.

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Questo massimale era di soli 552 euro nel 2019, ma è stato notevolmente aumentato durante la crisi del Covid-19 e rimane in vigore fino al 31 dicembre 2023.

L’aumento della detrazione si è poi ampliato nel tempo. L’aliquota del 75% è stata quindi applicata, nel 2019, alle donazioni effettuate per il restauro di Notre-Dame de Paris. Beneficia anche delle associazioni che lottano contro la violenza sulle donne, sempre con un tetto fissato a 1.000 euro.

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Per compensare le perdite subite durante il confinamento, il governo ha anche deciso, nel giugno 2021, di concedere la detrazione del 75% per le donazioni alle associazioni religiose. Ma questa volta sotto un tetto più basso: 554 euro per le donazioni fatte nel 2021, 562 euro per quelle fatte nel 2022.

Infine, l’aliquota maggiorata si applica alle donazioni detratte dall’imposta sul patrimonio immobiliare (IFI), con un limite di 50.000 euro come era già avvenuto per l’ex ISF.

► Quali associazioni possono ricevere donazioni?

Dalla più piccola associazione locale alle più grandi ONG, passando per le associazioni diocesane, tutte le strutture associative possono dare una spinta fiscale al proprio donatore. A condizione, tuttavia, che siano soddisfatti i tre criteri imposti dal codice tributario: essere senza scopo di lucro; avere uno scopo e una gestione disinteressati; non operare a beneficio di una ristretta cerchia di persone.

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Per le donazioni che ridurranno l’IFI del contribuente, l’elenco dei potenziali beneficiari è invece più restrittivo. Comprende essenzialmente fondazioni riconosciute di pubblica utilità, nonché alcune organizzazioni come università o istituti di ricerca.

► Si possono dare solo soldi?

La donazione di denaro, tramite assegno, carta di credito o addebito diretto, resta il mezzo più utilizzato ma non è l’unico che può dar luogo alla riduzione dell’imposta. Si può tener conto della donazione di un’opera d’arte o di materiale, della libera messa a disposizione dei locali. Allo stesso modo, i volontari di un’associazione che non hanno il rimborso delle spese possono registrarlo come una donazione.

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Per poter beneficiare della riduzione d’imposta, una donazione deve però imperativamente rimanere… una donazione. Non può quindi dar luogo ad una considerazione. Tuttavia, le autorità fiscali accettano che il donatore riceva “beni minori (badge, francobolli decorativi, manifesti, biglietti di auguri, ecc.)” sempre che questi non eccedano mai “un quarto dell’importo della donazione, con un massimo di 65 euro all’anno”.

► Qual è la differenza tra dono, donazione e lascito?

Accanto a queste donazioni giornaliere, che l’amministrazione designa come “donazioni manuali”, è possibile sostenere un’associazione trasferendole la proprietà di un immobile mediante donazione o lascito. I primi si realizzano durante la vita del donatore, i secondi al momento della sua successione.

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“qualsiasi associazione può, senza speciale autorizzazione, ricevere donazioni manuali”, d’altro canto, “solo alcune associazioni possono ricevere donazioni e lasciti”, ricorda l’amministrazione fiscale. Ciò vale in particolare per le associazioni riconosciute di pubblica utilità, quelle per le quali agiscono “assistenza, benevolenza, ricerca scientifica o medica” o avere “come oggetto esclusivo l’esercizio di un culto”.

Se vengono soddisfatte determinate condizioni, queste donazioni e lasciti saranno totalmente esenti da tassazione. Sono esentate le associazioni riconosciute di pubblica utilità operanti nei settori della difesa sociale, ambientale, sportiva, culturale o animale. Un campo che copre la maggior parte delle principali associazioni di beneficenza.

Anche le associazioni di culto e le congregazioni religiose possono beneficiare di lasciti non tassati. Come gli enti locali, le fondazioni universitarie o le grandi scuole, ma anche le associazioni che difendono il pluralismo della stampa.

► Chi può lasciare in eredità i propri beni a un’associazione?

La pratica mostra che la stragrande maggioranza dei lasciti è fatta da persone senza figli. In questo caso, un testatore può decidere di lasciare in eredità tutto il suo patrimonio a un’associazione. D’altra parte, in presenza di discendenti, è necessario rispettare la riserva ereditaria, cioè la quota di patrimonio minimo che deve spettare ai figli (per non parlare dell’assicurazione sulla vita che obbedisce a regole diverse). Il Codice Civile fissa questa riserva ereditaria a metà del patrimonio in presenza di un figlio, a due terzi per due figli ea tre quarti da tre figli.

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È possibile lasciare in eredità ad associazioni somme di denaro ma anche beni di ogni genere, come opere d’arte o gioielli, investimenti finanziari o terreni. In effetti, i lasciti ricevuti dalle associazioni sono in gran parte costituiti da ciò che rappresenta l’essenziale del patrimonio dei francesi, vale a dire contratti immobiliari o assicurativi sulla vita.

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