► Eclettico

Dai nostri alberi

Di Edith Montelle e Benjamin Stassen

Come gli animali, l’albero occupa un posto essenziale nella mitologia: si collega agli dei attraverso il suo baldacchino, agli antenati attraverso le sue radici e offre una profusione di benefici all’uomo attraverso il suo tronco, i suoi frutti e le sue foglie. In un bellissimo libro illustrato con splendide foto di Benjamin Stassen, la narratrice Edith Montelle evoca l’albero in tutte le sue dimensioni. Meglio di qualsiasi altra immagine, raffigura il passare del tempo. Nel nostro paese simboleggia la giustizia quando è una quercia e le feste di Natale quando è un abete. Tutte le professioni a lui legate – boscaiolo, falegname, ebanista, liutaio… – beneficiano della sua aura. Ma alcuni alberi possono uccidere, come il tasso, le cui parti contengono un veleno schiacciante; i capi celtici che fallirono furono condannati a mangiare gli arilli. Minacciare in alcuni racconti come Bianco come la neve, la foresta è ora vista come sempre più minacciata. Édith Montelle conclude il suo lavoro con i ritratti delle donne e degli uomini che, in tutto il pianeta, lo stanno difendendo.

Delachaux e Niestlé, 288 pagine, € 39,90

► Poetica

L’uomo che piantò alberi

Di Jean Giono

Nato dall’immaginazione di Jean Giono, Elzéard Bouffier occupa un posto unico in ecologia: incarna il potenziale positivo dell’azione umana. Scritto nella notte dal 24 al 25 febbraio 1953, il racconto L’uomo che piantò alberi risponde a un ordine della rivista americana Riepilogo del lettore sul tema “Il personaggio più straordinario che ho incontrato”. Attraverso la voce di un narratore, Giono racconta nel corso di diversi decenni la creazione di una foresta da parte di un pastore, Elzéard Bouffier, riportando in vita una regione desertica a sud delle Alpi.

→ LEGGI. Jean Giono, attento cronista della natura e del mondo

Il testo ebbe un tale successo che diverse riviste lo ripresero negli Stati Uniti e in Francia, dove divenne un classico. Nel 1987, il canadese Frédéric Back, un fervente ecologista che pianta lui stesso degli alberi, lo ha adattato in un superbo film d’animazione di trentaquattro minuti che ha vinto un Oscar e il primo premio al Festival di Annecy. Austero all’inizio, il suo mediometraggio acquista colore e vitalità, mentre la voce di Philippe Noiret diventa più felice man mano che le piantagioni di Elzéard Bouffier crescono e animali e umani tornano sulla loro scia.

L’uomo che piantò alberi. scrivi la natura, Folioplus classici, 304 pag., € 7

Film da trovare in “Frédéric Back. Il completo», Les Films du paradox, 24 €

► Primaria

C’era una foresta

di Luc Jacques

“L’animale regna nello spazio, la pianta regna nel tempo”, spiega Francis Hallé, botanico e dendrologo che presta le sue conoscenze e la sua voce a questo affascinante documentario di Luc Jacquet sulle foreste primarie. Non toccate dallo sfruttamento umano, coprono solo il 6% della superficie terrestre del nostro pianeta quando il film è uscito nel 2013, ma ospitano il 70% delle specie vegetali e l’80% delle specie di vertebrati. Dall’incontro tra lo scienziato e il direttore di La passeggiata dell’imperatore Nasce un film, girato nelle foreste primarie del Perù e del Gabon con immagini sublimi, le cui spettacolari carrellate ci portano dalle radici al baldacchino, dove Francis Hallé si evolve a suo agio. La sua didattica sa essere accattivante e poetica per svelare un mondo radice vasto come i rami, il “la timidezza si fa largo” che impediscono ai rami di alcuni alberi della stessa specie di toccarsi e i profumi rilasciati per allertare contro una minaccia.

Su DVD e Blu-ray

→ CRITICO. “C’era una foresta”, un affascinante viaggio dall’humus al baldacchino

► Ispirato

Alberi dei cittadini

Di Jean-Louis Etienne

Jean-Louis Étienne vive parte dell’anno in una foresta vicino al villaggio di Tarn dove è nato e dove ha costruito una capanna. Gli alberi sono sempre appartenuti al suo universo. Voleva fare il falegname prima di diventare medico. In questo libro con accenti personali, l’esploratore polare spiega la sua passione per le foreste, gli spazi di scoperta, la libertà e il gioco, affermando di aver tratto ispirazione da Walden o la vita nei boschi, di Henry David Thoreau. Descrivendo le foreste come pilastri dell’ecosistema terrestre, si meraviglia del miracolo della fotosintesi, spiega l’assorbimento di anidride carbonica, la protezione della biodiversità e la regolazione del ciclo dell’acqua che esse consentono, tanti fattori limitanti per il riscaldamento globale. Jean-Louis Étienne dedica un capitolo anche all’agroforestazione, una tecnica agricola che aiuta a preservare i terreni ricchi piantando alberi all’interno dei campi coltivati.

Paulsen, 138 pagine, € 19,90

► Impegnato

Entrata in resistenza

di Jean Pierre Bodin

“Lavoro nell’ufficio più bello del mondo! Mi piace fare l’inventario: nessun albero nella mia foresta è stato dimenticato. Voglio trasmetterlo in buona salute. » Sul palco, un guardaboschi spiega, con una voce vibrante di orgoglio, la sua passione per il suo lavoro. Alle sue spalle, i film concretizzano la bellezza che evoca, con vedute aeree di boschi verdeggianti o i dettagli delle delicate venature di una foglia illuminata da un raggio di sole. Se a volte deve far fronte all’aggressività dei vaganti che lo accusano di macellare gli alberi, si trova soprattutto di fronte a richieste di maggiore redditività da parte dell’Ufficio nazionale delle foreste (ONF), che lo assume. Il volume di legname prodotto deve raddoppiare, le specie locali, pegno di biodiversità, devono essere sostituite dall’abete Douglas in rapida crescita e alcuni dei suoi uomini, licenziati. Con film e musiche di Alexandrine Brisson, lo spettacolo Entrata in resistenza illumina e affascina, alternando la storia del forestale, interpretato da Jean-Pierre Bodin, attore e regista, e l’analisi dello psicoanalista e clinico del lavoro Christophe Dejours.

jeanpierrebodin.com

► Potente

Non lasciare traccia

di Debra Granik

Ispirato a una storia vera, il film di Debra Granik rievoca la vita quotidiana di Will e della figlia quindicenne Tom. Insieme, vivono nella foresta del parco naturale situato ai margini di Portland, nell’Oregon. Non hanno una cabina o una casa mobile, ma un campo che spostano regolarmente per non lasciare traccia. Come altri veterani dell’esercito americano, Will soffre di una sindrome post-traumatica che gli impedisce di integrarsi nella società. Fornisce a Tom un solido allenamento e va a Portland solo per correre alcune gare. Le loro giornate sono strutturate da compiti di sopravvivenza ed esercitazioni di fuga. Ma un giorno, un jogger incontra Tom e allerta la polizia. Con i suoi alti alberi muschiosi e le felci giganti, la foresta che Debra Granik mette in scena è sontuosa, ma non ingrandita: la pioggia è incessante e il freddo aspro. Costretti a tornare a una vita normale, Will e Tom non seguono la stessa traiettoria in questa bellissima allegoria dell’abbandono dell’infanzia e della messa in discussione del modello genitoriale.

Su DVD e VOD (CanalVOD…)

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