La tassazione ambientale è uno di quei temi che si irrigidiscono. La tassazione dovrebbe essere modulata per incoraggiare il cambiamento dei comportamenti? Come finanziare le nuove spese indotte dalla transizione ecologica? Le risposte date dai vari candidati presidenziali illustrano una classica divisione sinistra-destra.

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Le principali proposte per un rilancio della tassazione verde emergono soprattutto a sinistra, quando la candidata Les Républicains Valérie Pécresse vuole mantenere la situazione attuale e “santuare la tassazione ecologica esistente, che attua il principio “chi inquina paga”. Piuttosto che sulla tassazione, vuole concentrarsi sugli investimenti privati ​​per la transizione. Il presidente candidato Emmanuel Macron non ha menzionato misure specifiche in materia.

Un ISF più verde

A sinistra si difende la restituzione dell’imposta sul patrimonio (ISF). Anne Hidalgo e Yannick Jadot propongono un ISF “climatico”. Per Yannick Jadot, sarebbe modulato in base all’impronta di carbonio degli asset immobiliari e finanziari di grandi fortune. Jean-Luc Mélenchon non usa questo termine, ma lo strumento includerebbe una componente ambientale. Si evidenziano la mobilitazione delle risorse fiscali per la transizione, il riorientamento degli investimenti verso asset “più puliti” e lo spirito di giustizia sociale.

Più che il potenziale gettito fiscale, è il cambiamento di comportamento a essere preso di mira tra i promotori della tassazione verde. Yannick Jadot e Anne Hidalgo vogliono quindi agire sull’Iva: ridurla per incentivare alcuni settori (trasporti pubblici, riparazione, alimenti biologici) e aumentarla per altri, come il trasporto più inquinante.

Aumentare l’accettabilità delle misure

A differenza del 2017, l’emissione di “tassa sul carbonio” su diversi prodotti energetici, compresa la benzina, è scomparsa dalla campagna. “Un certo numero di consensi è emerso in seguito alla crisi dei gilet gialli”, analizza Charlotte Vailles, project manager per l’industria, l’energia e il clima presso l’Institute of Economics for Climate (I4CE). Sulla carbon tax, ma anche sulla trasparenza. Sia Jean-Luc Mélenchon che Valérie Pécresse, Yannick Jadot e Anne Hidalgo propongono di incanalare meglio le entrate della tassazione verde verso la transizione ecologica, per aumentare l’accettabilità delle misure.

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Sta emergendo anche un accordo più timido sull’eliminazione delle scappatoie fiscali relative ai combustibili fossili. Cherosene, diesel stradale, diesel non stradale sono più o meno presi di mira, a seconda dei candidati a sinistra. Se la domanda è assente dal programma di Valérie Pécresse, l’argomento è comunque affrontato nella sua risposta a un questionario offerto a tutti i candidati dall’I4CE. Le sue squadre hanno mostrato il desiderio che sussidi ai combustibili fossili (essere) eliminato gradualmente”.

Tassa di frontiera sul carbonio

“I tre candidati che fanno molto affidamento sulla tassazione verde sono anche quelli che più fanno affidamento sulla spesa pubblica e sulla regolamentazione per attuare la transizione”spiega Charlotte Vailles.

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I candidati concordano infine sull’attuazione di una carbon tax alle frontiere, per far pagare l’inquinamento indotto dai prodotti importati, che riprende i contorni del “meccanismo di regolazione del carbonio” in discussione a livello europeo. In linea di principio, questo sistema consentirebbe di adeguare i dazi doganali dei prodotti importati nell’Unione europea. Jean-Luc Mélenchon non menziona il meccanismo europeo nel suo programma ma propone a “tassa sul chilometraggio ai confini della Francia”.

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