Città modello o bacino inquinato? Dal 2014, quando è diventata la prima grande città della Francia ad essere gestita da ecologisti, Grenoble (Isère) si destreggia tra due reputazioni: una ne fa il laboratorio di nuove politiche verdi, l’altra la riduce a una nuvola di inquinamento che, quasi permanentemente, pende su di esso. La Commissione Europea lo ha deciso assegnandole l’etichetta di “capitale verde”, creata nel 2008. Inaugurato questo sabato 15 gennaio, quest’anno sarà scandito da una serie di eventi e guidato da un elenco di obiettivi che ruotano attorno a un unico progetto: fare la città il nuovo ambasciatore della transizione “ambientale e sociale”.

→ANALISI. A Grenoble, le innovazioni sociali e politiche di Éric Piolle

“È prima di tutto un’opportunità per essere orgogliosi”, spiega Éric Piolle, da sette anni sindaco Eelv, al quale l’analogia della “ciotola” non dispiace perché aiuta a “sensibilizzare” sui problemi di qualità dell’aria. Le emissioni di gas serra sono diminuite del 23% tra il 2005 e il 2018 secondo l’indice ATMO, mentre l’esecutivo si impegna a trasformare la mobilità sviluppando una grande rete ciclabile (320 chilometri), allontanando le auto dal centro cittadino e aumentando il posto per i pedoni. Nel 2019 Greenpeace colloca Grenoble sul podio delle città francesi nella lotta all’inquinamento atmosferico. L’agglomerato può anche vantare progressi pionieristici nel cambiamento culturale, come il cibo biologico nelle mense o la graduale abolizione della pubblicità.

Iniziative “cadute”.

Visto da altrove, il progetto continua a essere “fonte di innovazione”, assicura Sylvain Godinot, deputato alla transizione ecologica del municipio di Lione – passato nelle mani dei Verdi nel giugno 2020 – che si ispira, ad esempio, alla sua sistema di riqualificazione energetica per le abitazioni. Ma sul colpo i risultati non convincono tutti Grenoblois: alcuni collettivi, verdi e non, puntano il dito sugli effetti inefficaci o indesiderati delle misure – dalla congestione al calo dell’attrattività economica – altri hanno la sensazione di essere sacrificati , come quelli che si occupano di cultura. L’esperienza della democrazia partecipativa – un criterio chiave dell’etichetta europea – su cui doveva basarsi la transizione è addirittura “affondata” secondo l’associazione di commercianti e residenti “Grenoble a cuore”: “La maggior parte delle iniziative come i ‘consigli cittadini indipendenti’ sono fallite per mancanza di realismo. »

Godendo di un terreno storicamente fertile, gli ambientalisti si rinnovano facilmente nel 2020, ma non riescono a prendere il comando nella metropoli. Per Éric Piolle, alcune delle frustrazioni sono legate “situazione finanziaria difficile” della città, gravata dal debito dei vecchi mandati e dalla caduta delle dotazioni dello Stato. “Fortunatamente, questa etichetta non è lì solo per premiare i risultati contrastanti di un municipio ma per creare quella dinamica che ci permetterà di andare oltre e più velocemente! », ricorda Émilie Chalas, deputata LREM per l’Isère e consigliera comunale. Soprattutto, la vede come un’opportunità per federare una rete di attori pubblici e privati ​​già fortemente coinvolti.

Quasi 300 eventi etichettati

La “capitale verde 2022” dovrebbe dunque concretizzarsi attraverso una cinquantina di sfide concrete – organizzate intorno a 12 temi, dalla gestione dei rifiuti alla riduzione delle disuguaglianze – a cui sono invitati a partecipare tutti gli attori locali, dalle università alle start up, passando per associazioni e residenti . Il programma comprende anche quasi 300 “eventi etichettati” accessibili a tutti: conferenze, spettacoli, fiere, workshop, ecc. – che catturano buona parte delle energie e del budget, al punto da far temere “un’ennesima trovata pubblicitaria”: l’associazione “Grenoble à Coeur” ha scritto in particolare al ministro per la Transizione ecologica Barbara Pompili di assicurarsi del “buono sviluppo” dalla città.

Perché alla voce, che prevede il sostegno di quattro milioni di euro dello Stato e un contributo di 350.000 euro della Commissione Europea – a cui si aggiunge un contributo di alcuni milioni di euro della città e dei suoi partner – si aggiunge subito una responsabilità: quella di “alzare il livello delle sue ambizioni” diventare un esempio in Francia e nel mondo. Da qui alla fine dell’anno, l’agglomerato si è posto un obiettivo preciso: essere la prima grande città del Paese ad essere alimentata al 100% da elettricità rinnovabile.

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