“No all’insicurezza! No al rapimento! No alla legalizzazione, per complicità, dell’attività delle bande armate! » Con questa esortazione, venerdì 29 luglio, i vescovi haitiani hanno chiesto una reazione dello Stato di fronte al declino del Paese. Due giorni prima, la cattedrale della capitale, Port-au-Prince, era stata gravemente danneggiata da un incendio doloso.

“Perché lo Stato non agisce per reprimere con il rigore necessario nell’ambito della giustizia per mettere fuori pericolo i banditi? », denuncia l’episcopato, mentre la violenza delle bande affligge il Paese.

Collusione di Stato

A più di un anno dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse, il 7 luglio 2021, la paralisi politica sta facendo precipitare uno dei paesi più poveri del mondo in una spirale di “violenza sistemica” nelle parole dell’episcopato. All’inizio di luglio, quasi 500 persone sono state uccise, ferite o rapite durante gli scontri tra due coalizioni rivali a Cité Soleil, un sobborgo di Port-au-Prince. Anche una suora, suor Luisa Dell’Orto, è stata uccisa a giugno nella capitale durante una rapina.

Haiti: gli scontri tra bande gettano Cité Soleil in un’emergenza umanitaria

Di fronte al deteriorarsi di una situazione già tesa, i vescovi haitiani denunciano la connivenza dello Stato con gli autori delle violenze e “sono indignati per l’impotenza dell’autorità”che parte “Il campo è libero alle bande pesantemente armate di compiere impunemente tutti i loro atti premeditati”. “La polizia stessa sembra impotente”, denunciano.

Accesso alle armi

“È impossibile tagliare le fonti che forniscono armi e munizioni a gruppi e individui, o va a beneficio delle persone intoccabili? », chiedono i vescovi, mentre l’Onu ha rinunciato a votare sull’embargo sulle armi alle bande, il 15 luglio, a favore del divieto di trasferimento di armi leggere a questi attori non statali.

Il grido d’allarme dei vescovi di Haiti davanti alla “discesa agli inferi” del Paese

La Conferenza Episcopale Haitiana lancia così l’ennesimo appello per a ” azione immediata “ disarmare le cosche e ripristinare la sicurezza, avendolo già “tante volte sollevato (suo) voce per sfidare ognuno dei figli e delle figlie della patria comune, per allertarli e sensibilizzarli sui grandi temi del giorno». Non è la prima volta che la Chiesa cattolica alza la voce. Il 12 luglio l’arcivescovo di Port-au-Prince, Mons. Max Leroy Mesidor, ha rimproverato al governo l’inerzia, mentre già a febbraio i vescovi si erano incontrati per lanciare un grido d’allarme alle autorità di fronte alla “discesa agli inferi” dal paese.

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