È il primo Paese europeo a riconsiderare la sua decisione di fermare il nucleare. Il Belgio ha annunciato venerdì 18 marzo l’estensione di due dei suoi sette reattori, Doel 4 (nelle Fiandre) e Tihange 3 (in Vallonia), fino al 2035.

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Inizialmente, l’intero parco, che appartiene a Engie, doveva essere chiuso entro la fine del 2025, con la prima tappa prevista già nel prossimo ottobre. Ma la guerra in Ucraina ha avuto la meglio sull’impegno del governo, confermato lo scorso dicembre, di abbandonare l’atomo civile.

Sostituisci il nucleare con il gas

Si tratta di un importante capovolgimento per gli ecologisti del partito Groen, membri dell’attuale coalizione di governo. Nel 2003, durante la loro prima partecipazione a un governo federale, avevano approvato la legge che prevedeva il phase-out del nucleare nel 2015. Nel 2013 le autorità avevano però deciso di rinviarlo al 2025, evidenziando già l’assenza di soluzioni alternative per garantire la sicurezza energetica del Paese.

Nell’accordo governativo firmato nel 2020, gli ambientalisti, tra i vincitori delle elezioni del 2019, hanno spinto per il rispetto dei tempi, spiegando che i reattori nucleari dovevano essere sostituiti da centrali a gas, nonostante l’aumento delle emissioni di CO2 che avrebbe stato generato. Nel 2021 il governo belga aveva così ottenuto dalla Commissione Europea il via libera per sovvenzionare gli operatori che realizzano nuove capacità di gas.

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Aumento degli investimenti nelle rinnovabili

Ma questa strategia sembrava sempre meno sostenibile in un contesto di aumento dei prezzi del gas, mentre l’energia nucleare fornisce il 50% dell’elettricità prodotta nel regno, contro il 25% del gas. Il contratto di coalizione 2020 prevedeva anche una clausola in cui si spiegava che in caso di problemi di approvvigionamento il governo poteva “adottare misure adeguate, come l’adeguamento del calendario legale per una capacità fino a 2 GW”, cioè la capacità di Doel 4 e Tihange 3, che sono i due reattori più recenti.

In cambio del loro accordo, gli ecologisti hanno ottenuto “una spinta” nelle energie rinnovabili attraverso “investimenti aggiuntivi” nell’eolico offshore, nell’idrogeno, nel solare e nella mobilità sostenibile. L’IVA su pannelli fotovoltaici, pompe di calore e scaldacqua solari sarà così ridotta dal 21% al 6%.

Discussioni con Engie

Ora resta al governo convincere (o costringere) Engie a mantenere in funzione due reattori, altri dieci anni. Inizieranno discussioni difficili.

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Perché il gruppo guidato da Catherine MacGregor ora vuole uscire dal nucleare e crede che le autorità belghe abbiano procrastinato troppo sull’argomento. A fine 2020 aveva stimato che ci sarebbero voluti almeno cinque anni di lavori preparatori per programmare l’ampliamento di un reattore e aveva deciso di gettare la spugna. Agendo quindi sulla chiusura dei propri impianti nel 2025, il gruppo aveva addirittura svalutato il valore delle proprie centrali di 2,9 miliardi di euro nei propri conti.

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Oggi Engie non è molto entusiasta della decisione del governo di Alexander De Croo. “La decisione di estendere Tihange 3 e Doel 4 solleva notevoli vincoli di sicurezza, normativi e di attuazione e presenta un profilo di rischio che, per la sua imprevedibilità e per la sua entità, supera la normale attività di un operatore privato”, ha detto la società in una nota. Secondo lei, i due reattori dovranno addirittura essere chiusi nel 2025 per riaprire nel 2027, una volta eseguiti i lavori ritenuti necessari.

Da parte belga, la posizione del gruppo francese è soprattutto percepita come una volontà di mettersi in una posizione di forza per negoziare.

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