Solo l’Italia si permette di avere capi degni della commedia dell’arte ma capacis anche essere kingmakers, come lo è attualmente Giuseppe Conte, il dandy avvocato prestato alla politica”dichiara sarcasticamente Lorenzo Castellani, docente di Scienze Politiche all’Università Luiss Guido Carli di Roma.

All’epoca in cui fu catapultato a capo del governo dal Movimento 5 Stelle (M5S creato nel 2009 su iniziativa dell’umorista Beppe Grillo), dopo l’exploit alle elezioni del 2018 (32% dei voti), Giuseppe Conte era solo un piccolo avvocato romano, senza esperienza politica e nemmeno di partito.

Italia: mercoledì Mario Draghi suggella il suo destino, il Paese trattiene il fiato

Da giugno 2018 a settembre 2019 ha guidato un esecutivo a maggioranza composto da M5S e Lega di Matteo Salvini. Poi, dopo la crisi innescata da Salvini, è stato alla guida di un altro governo, sostenuto dal M5S, dal Pd e da Italia Viva di Matteo Renzi, tra settembre 2019 e gennaio 2021.

Draghi, salvatore di un’Italia devastata dal Covid-19

Al termine di un periodo di grave tensione con il centrista Renzi, che gli rimproverava di non aver dato risposte soddisfacenti su scuola, lavoro e salute, si è dimesso. Gli sono succeduti, su proposta del Capo dello Stato Sergio Mattarella, l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, una taglia. Che forma a febbraio 2021 un esecutivo di sindacato nazionale che va dal centro sinistra all’estrema destra (la Lega), tramite il M5S. L’idea è quindi quella di salvare l’Italia, devastata dalla pandemia di Covid-19, aiutati dal generoso Recovery and Resilience Plan (PNRR) di Bruxelles, di cui il Paese è, grazie alla garanzia Draghi, il principale beneficiario all’interno dell’UE.

L’Italia appesa alle sorti del governo Draghi

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Giuseppe Conte, che finalmente si è unito al M5S alla fine del 2021, all’età di 56 anni, non ha mai digerito l’arrivo di Draghi. Ad agosto ha preso le redini del Movimento. “All’epoca i 5 stelle erano già attraversati da due tendenze, da una parte quelle nostalgiche della formazione antisistema, antielite, ambientaliste, che avevano conquistato un grande elettorato, in un momento in cui gli italiani non erano più avevano fiducia nella loro classe dirigente. Chi invece, istituzionalizzato, si era avvicinato al Pd. La loro polena? Luigi Di Maio, attuale Ministro degli Affari Esteri », osserva Lorenzo Castellani.

La guerra in Ucraina, punto di rottura all’interno del M5S

Con il passare dei mesi si accentuano le divisioni interne al Movimento. Giuseppe Conte, trascurato dall’attore Beppe Grillo, non essendo riuscito a dare una chiara identità al M5S, subì un’aspra sconfitta alle elezioni comunali parziali del giugno 2022. Il partito poi spaccato in due, Luigi Di Maio imbarcò 71 parlamentari nel suo ” Insieme per il futuro”.

L’Ucraina è il punto di rottura all’interno del Movimento. Luigi Di Maio non comprende la riluttanza del M5S a inviare armi in Ucraina. “Di fronte alla barbarie di Putin, non possiamo mostrare esitazioni”, Egli ha detto. Secondo Lorenzo Castellani, l’addio di Di Maio ha accelerato la svolta anti-Draghi del Movimento. Quest’ultimo, cui è attribuito solo l’11% delle intenzioni di voto, pesa ancora molto in Parlamento, con 167 deputati (su 630) e 61 senatori (su 315).

Il M5S, una forza radicale?

“Conte e le sue truppe sognano di restituire l’immagine del M5S presentandolo come una forza radicale, incentrata sull’ambiente e sul sociale”, continua il politologo. La drammatica svolta degli eventi causata dalla loro astensione dal voto di giovedì scorso su un pacchetto di aiuti economici presentato dal governo al Senato ne è un esempio. Giuseppe Conte rischia poi di provocare una crisi politica che potrebbe portare alle dimissioni irrevocabili di Mario Draghi.

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Dimissioni di Mario Draghi: in Italia “tutto è possibile, anche le situazioni onnipresenti”

“Rompere il patto di unità nazionale è un atto suicida per questo partito fatiscente! Lorenzo Castellani si lascia trasportare. Perché la maggioranza degli italiani vuole che Draghi continui a governare, viste le grandi difficoltà dell’Italia. »

Questo mercoledì la palla è tanto nel campo del presidente del Consiglio, che potrebbe accettare di restare al suo posto senza le truppe di Conte a condizione di ottenere garanzie, quanto in quello di Giuseppe Conte che potrebbe decidere, dopo il discorso di Mario Draghi prima Parlamento, per dimostrare finalmente la responsabilità nei confronti del suo Paese.

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Un Paese sostenuto da Bruxelles

L’Italia è di gran lunga il Paese che beneficia maggiormente del piano di ripresa dell’Unione Europea, un vero e proprio piano di salvataggio per l’economia italiana.

In questo contesto, deve ricevere 191 miliardi di euro in prestiti e sussidi, cioè quasi il 12% del suo prodotto interno lordo. La Spagna, il secondo beneficiario, ne beneficerà fino a 70 miliardi di euro.

La Roma ha già ricevuto un quarto della somma assegnata. Il pagamento della restante somma è subordinato all’attuazione delle riforme nelle quali il Paese è impegnato.

L’Italia, indebitata per il 150% del suo PIL, è l’anello debole dell’Unione Europea.

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