Perché l’abolizione della royalty non si limiti a un semplice provvedimento a favore del potere d’acquisto ma sia oggetto di un dibattito sostanziale, i senatori delle Commissioni Finanze e Cultura hanno presentato, mercoledì 8 giugno, proposte nell’ambito della loro missione congiunta di controllo del finanziamento del pubblico audiovisivo.

Da un lato, questa missione, guidata dai senatori LR Roger Karoutchi e Jean-Raymond Hugonet, si propone di garantire “a lungo termine mezzi sufficienti per le aziende audiovisive”.

Suggerisce invece di riunire al suo interno le aziende pubbliche dell’audiovisivo (a parte Arte e TV5 Monde).“un’azienda unica” permettere “un’unità di gestione, una riduzione dei livelli gerarchici e quindi una maggiore agilità per affrontare le sfide future”. I relatori specificano che vi si sono presentati i leader di France Télévisions e INA “favorevole”.

Creare un’Alta Autorità per l’Audiovisivo Pubblico

Rimpianti “l’inerzia del governo che non sapeva né voleva anticipare le conseguenze della scomparsa” tassa di soggiorno sul canone a cui era allegata, i senatori propongono la creazione di una nuova autorità indipendente, denominata “Autorità Superiore per l’Audiovisivo Pubblico”.

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I suoi cinque membri (un magistrato della Corte dei conti e quattro personalità qualificate nominate dalle Commissioni Finanze e Cultura dell’Assemblea nazionale e del Senato) assicurerebbero che la radiodiffusione pubblica “non diventa una variabile di aggiustamento di bilancio”.

Annunciando l’abolizione della quota quando era candidato, Emmanuel Macron aveva precisato che sarebbero stati mantenuti i finanziamenti pluriennali ma senza precisarne gli schemi. La missione lo propone “il percorso pluriennale dei contributi pubblici alla radiodiffusione pubblica” seguire quello di “La legge sulla programmazione della finanza pubblica”, incorporando l’inflazione se necessario. La nuova autorità potrebbe “accendere il dibattito”valutare i bisogni, “emettere un parere sull’importo della dotazione” o assicurati “rispettando la traiettoria di bilancio”.

Una “redazione” comune per i media pubblici

Se questo strumento per garantire finanziamenti a lungo termine può rassicurare gli attori del servizio pubblico, la proposta di unire le imprese, e in particolare di accorpare le loro redazioni, va accolta in maniera del tutto diversa.

“È giunto il momento di porre fine alla diffusione della radiodiffusione pubblica. Proponiamo una positiva fusione di France Télévisions, Radio France, France Médias Monde e INA, intorno al digitale, all’informazione e all’offerta locale. L’idea è quella di riunire i mezzi per essere più potenti, soprattutto sul digitale., ha dettagliato Jean-Raymond Hugonet, senatore di Essonne, durante una conferenza stampa. Al suo fianco, Roger Karoutchi precisa che una tale fusione farebbe risparmiare circa il 10% rispetto al budget pubblico per l’audiovisivo, fissato a 3,7 miliardi di euro per il 2022.

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“Questa fusione sta andando solo nella direzione della storia. Possiamo vedere chiaramente il percorso che abbiamo seguito dal rafforzamento della cooperazione tra i media pubblici”ha voluto relativizzare il senatore della Val-de-Marne Laurent Lafon (Unione centrista), presidente della commissione cultura del Senato. È importante presentare proposte in modo che il dibattito non sia solo di bilancio e finanziario, ma affronti la questione fondamentale della radiodiffusione pubblica. »

Tante le domande che questi senatori intendono porre al nuovo ministro della Cultura, Rima Abdul Malak, quando presto sarà ascoltata da ciascuna delle Camere del Parlamento.

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