Scritto da un capo cristiano, questo libro non è né un’opera di spiritualità, né un saggio di economia, e nemmeno un manuale di gestione. È un po’ tutto questo e, allo stesso tempo, molto di più: la testimonianza di un manager, Philippe Royer, 56 anni, che, in tempo di crisi, invita ad andare “oltre il caos del mondo” e a “Prendere coscienza del nostro dovere di speranza”.

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Di fronte alle crisi, economiche ed ecologiche, che mettono in discussione il nostro modello, il presidente di Christian Entrepreneurs and Leaders (EDC), accompagnato da Arnaud Bevilacqua, giornalista del dipartimento di religione di La Crocemeraviglie: “Sei d’accordo sul fatto che dobbiamo cambiare il modello? » Per lui, infatti, “non siamo condannati a scegliere tra i due grandi modelli offerti oggi” : il modello americano, simboleggiato da Gafam, che è diventato “squilibrato e pericoloso”e cinese, che “ha deciso di controllare tutto”. Si offre quindi “una terza via” : “l’economia del bene comune”.

Come qualificarlo? “L’economia(…) è definita come la riunificazione di attori che opereranno scambi al fine di produrre beni e servizi, lui inizia. Quando vi aggiungiamo la nozione di bene comune, significa che riguarda tutti. » Questo bene comune si discosta dunque dall’interesse generale, in nome del quale “è possibile prendere decisioni che accolgono un numero crescente di esclusi”. Qui, al contrario, “si tratta di preservare i ‘beni comuni’ – le funzioni sovrane ma anche la viabilità, gli oceani – e di difendere una visione in cui ogni persona deve trovare il proprio posto ed essere rispettata nella propria dignità”. “Il mantello è il ‘bene di tutti'”riassume Philippe Royer al seguito di San Tommaso d’Aquino.

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L’apprendimento della libertà

Un’utopia? Philippe Royer ne assume una parte. “Solo gli utopisti possono portare una visione positiva e operare la necessaria trasformazione strategica”ricorda, pur sottolineando che questa utopia lo è “già al lavoro”vincente “ampio abbonamento”. Lo dimostra il successo delle “mission company” create dalla legge Pacte del 2019.

Nel proprio settore, l’agricoltura, questo leader si ribella all’immagine di“contadino inquinante” secondo cui “agricoltura (non) non compatibile con l’ecologia” e spiega come “abbiamo affrontato questioni ecologiche relative a basse emissioni di carbonio, autonomia proteica, non OGM e benessere degli animali”. Questo non è stato fatto a scapito del successo economico, poiché la sua azienda è passata da un fatturato di 4 milioni, quando vi entrò nel 1998, ad un gruppo strutturato che si avvicina ai 100 milioni di oggi.

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L’autore lo riconosce comunque: questo cambiamento “non è stato fatto in uno schiocco di dita”. Ha dovuto cambiare gradualmente. Ciò supponeva la rimozione di alcuni freni, a cominciare “capire che un altro mondo è possibile”Fare “Imparare alla libertà”accettando le proprie paure e ferite… Un percorso che, afferma Philippe Royer, presuppone “decidi di smettere di cercare di sopravvivere e prendi il pieno controllo della tua vita”.

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L’autore

Leader di un gruppo cooperativo agricolo, Philippe Royer presiede dal 2018 il Christian Entrepreneurs and Leaders (EDC), che riunisce oltre 3.500 membri. La consegna in occasione delle Fondazioni nazionali del movimento, organizzate da venerdì 18 marzo a domenica 20 marzo, a Le Havre (Seine-Maritime).

Il libro

Tutto è incasinato? Forte della sua esperienza di guida e della sua fede cristiana, l’autore rifiuta di arrendersi e anzi propone “una visione per il mondo di domani”. “Possiamo impegnarci nella proposta di un nuovo progetto sociale alla scala di quello del dopoguerra, che avesse trasceso correnti, sensibilità e in cui tutti gli attori si fossero uniti per fornire soluzioni”scrive, basandosi in particolare sull’enciclica Laudato si’ di papa Francesco.

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