La guerra in Ucraina e i suoi milioni di sfollati hanno catturato portafogli e menti. A migliaia di chilometri di distanza, le molteplici crisi umanitarie nel continente africano continuano ad aggravarsi, senza che l’attenzione internazionale le renda prioritarie. Tanto che, per la prima volta, le dieci crisi “I più trascurati” sono tutti in Africa, afferma il Norwegian Refugee Council (NCR) in un rapporto pubblicato mercoledì (1 giugno).

Per il sesto anno consecutivo, la Repubblica Democratica del Congo esce tristemente in testa, davanti a Burkina Faso, Camerun, Sud Sudan e Ciad. Sia a livello mediatico che economico, “il conflitto ucraino contribuisce all’aggravamento delle crisi in questi paesi”, preoccupa Tom Peyre-Costa, portavoce della ONG norvegese, sottolineando i doppi standard in atto nella risposta alle varie questioni umanitarie.

Eurocentrismo

“Nei primi tre mesi della guerra in Ucraina, ci sono state tante menzioni da parte dei media del conflitto ogni giorno quante sono state l’intera crisi in Burkina Faso nel 2021”, continua Tom Peyre-Costa. Per questa vertiginosa sproporzione, sintomatica delle disparità di trattamento dei media, stanno emergendo spiegazioni. Innanzitutto, secondo il portavoce, la “legge del miglio morto”, che vorrebbe che la distanza geografica di un conflitto giocasse sull’interesse che gli viene portato. In altre parole, essendo le crisi africane più lontane del territorio ucraino, le staremmo meno attenti.

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Inoltre, gli spostamenti di popolazione causati da siccità o conflitti armati nel continente africano avvengono principalmente all’interno o nei paesi limitrofi, senza che le porte occidentali siano interessate, come è avvenuto durante la crisi siriana. Tom Peyre-Costa legge in questa mancanza di interesse immediato “una forma di eurocentrismo, anche di razzismo, di aiuti internazionali”.

Concorrenza dannosa

“Le crisi umanitarie ricevono sostegno a seconda della copertura mediatica e della volontà politica”, indica l’umanitario: mentre “l’evoluzione degli importi complessivi degli aiuti umanitari stenta ad adeguarsi ai bisogni reali”, una concorrenza deleteria si sta insediando tra le diverse crisi. La guerra in Ucraina ha così portato alla cattura di alcuni fondi originariamente stanziati per altre regioni: a marzo, la Danimarca ha annunciato di voler dimezzare gli aiuti al Burkina Faso per farsi carico dell’arrivo dei profughi ucraini nel suo territorio.

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Gli effetti del conflitto ucraino si fanno sentire anche nell’aumento del costo delle materie prime nel continente africano. In alcune zone, l’olio da cucina ha visto il suo prezzo raddoppiare nel giro di poche settimane. In paesi come il Mali o la Nigeria, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari è superiore del 50% rispetto alla media quinquennale, aumentando il rischio di carestia e malnutrizione. Per gli umanitari, la mancanza di carburante impedisce la distribuzione degli aiuti in aree remote e aumenta il costo totale delle operazioni. Cosa impantanano, ancora, queste crisi che si svolgono lontano dai riflettori.

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