La simultaneità è simbolica: appena pochi giorni dopo l’investitura, venerdì 11 marzo, del nuovo presidente cileno Gabriel Boric, di cui diversi ministri indossavano il velo verde del movimento femminista latinoamericano, la Convenzione costituzionale (CC), il martedì 15 marzo, l’organismo responsabile della stesura di una nuova Costituzione per il Cile ha approvato un provvedimento che autorizza l’aborto.

Un voto molto ampio alla Convenzione costituzionale

È stato a larghissima maggioranza – 108 voti favorevoli, 39 contrari e 6 astenuti – che l’articolo è stato approvato, stabilendo che “lo Stato garantisce l’esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi senza discriminazioni (…)garantendo le condizioni di gravidanza volontaria e protetta, interruzione volontaria di gravidanza, parto e maternità”.

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Per il Cile, queste poche frasi costituiscono una rivoluzione. Il Paese del Cono Meridionale ha da tempo una delle leggi sull’aborto più restrittive della regione, completamente bandita dal 1989 al 2017. Dal 2017, su iniziativa dell’allora presidente Michelle Bachelet, l’aborto è autorizzato in caso di stupro, pericolo per la madre o la non vitalità del feto (come prima del 1989).

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Una tendenza in America Latina

Ma il Paese è oggi interessato da due fenomeni. Da un lato, l’evoluzione della società sudamericana nel suo insieme: in poco più di un anno, l’Argentina, con il voto di funzionari eletti, la Colombia e il Messico, con la decisione dei giudici, sono entrati a far parte dell’elenco finora molto ristretto di nazioni in la regione che ha autorizzato l’aborto (Cuba, Uruguay, Guyana).

D’altra parte, la perdita di slancio della Chiesa cattolica, molto indebolita da diversi scandali di pedocriminalità in Cile. La Chiesa, molto stimata per il suo atteggiamento a fianco delle famiglie delle vittime durante la dittatura, è ormai poco presente nei grandi dibattiti. “Nessun membro della Chiesa cattolica ha chiesto di parlare con noi”, ha recentemente confidato Mario Vargas, elettore cattolico e membro del Partito socialista.

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Un referendum per convalidare il testo

Tuttavia, la decisione del CC solleva diversi interrogativi. Questione giuridica, prima: spetta alla Costituzione decidere su questa questione? Come regola generale, è la legge che opera (è il caso della Francia, ad esempio). “Nessuna Costituzione al mondo prevede questo”, assicura Luciano Silva, pastore evangelico e membro del CC. Ha votato contro martedì 15 marzo. “Inserendo l’aborto nella Costituzione chiudiamo ogni dibattito”, prosegue, rimpiangendo anche un errore strategico.

Perché questa decisione solleva anche una questione politica: il CC, eletto nel 2021, fortemente dominato dalla sinistra, non corre il rischio di scrivere un testo in disaccordo con l’opinione pubblica cilena? Questione centrale perché, in sostituzione dell’attuale Costituzione, adottata nel 1980 durante la dittatura, il nuovo testo – per il momento ancora in bozza – dovrà essere approvato con referendum, probabilmente alla fine dell’inverno. Settembre). “Fin dall’inizio, con l’aborto, ci siamo mobilitati contro il progetto di tanti oppositori”, assicura Luciano Silva.

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