Il capo della giunta maliana, il colonnello Assimi Goïta, ha firmato lunedì (6 giugno) un decreto che fissa a due anni il termine per il ritorno dei civili al potere. Leggi alla televisione di Stato, questo decreto lo stabilisce “la durata del passaggio è fissata in 24 mesi, (dal) 26 marzo 2022”.

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Questo annuncio arriva due giorni dopo un vertice della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) che il 9 gennaio ha imposto severe misure di ritorsione commerciale e finanziaria al Mali per costringere la giunta a presentare un calendario. “accettabile” ritorno dei civili al potere.

Crisi politica e umanitaria

I colonnelli che hanno assunto con la forza nell’agosto 2020 la guida di questo Paese precipitato dal 2012 in una profonda crisi di sicurezza, politica e umanitaria si sono ritirati dal loro impegno iniziale di cedere il passo ai civili dopo le elezioni in programma lo scorso febbraio.

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All’inizio dell’anno, avevano persino pianificato di governare per un massimo di altri cinque anni. Prima del vertice ECOWAS, mentre le sanzioni accentuavano la crisi in questo paese povero e senza sbocco sul mare, avevano ridotto le loro pretese a 24 mesi, senza formalizzarle come hanno fatto lunedì.

Fino ad allora l’ECOWAS ha concordato un massimo di 16 mesi. Con l’avvicinarsi del vertice di sabato, la prosecuzione del dialogo tra l’ECOWAS e la giunta aveva suscitato in Mali qualche speranza nella revoca delle sanzioni.

I leader dell’Africa occidentale li hanno infatti mantenuti mantenendo la porta aperta alla loro revoca. Divisi su cosa fare dopo, hanno rinviato qualsiasi decisione a un nuovo massimo il 3 luglio. Ma hanno deciso di farlo “continuare il dialogo per raggiungere un accordo che consenta una graduale revoca delle sanzioni man mano che le fasi della transizione sono completate”.

Resta da vedere l’effetto del decreto emanato lunedì sul confronto con l’ECOWAS. A luglio mancano 20 mesi e mezzo alla scadenza fissata di marzo 2024.

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