martedì, Maggio 17, 2022
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Israele: il premier Naftali Bennett minacciato dal ritorno di “Bibi” Netanyahu

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“È un governo zombi, non del tutto morto ma non più realmente vivo.” Questa diagnosi stabilita da un commentatore riassume perfettamente la situazione di Naftali Bennett. Il premier israeliano non è più supportato, nel migliore dei casi, da più di 60 deputati su 120. Risultato: il governo è paralizzato e non è più in grado di approvare il minimo disegno di legge. Altrettanto umiliante: Naftali Bennett ha appreso via radio della defezione del leader della coalizione parlamentare Idit Silman, ancora membro di Yemina, il partito da lui guidato.

Il pretesto per questa uscita può sembrare a dir poco bizzarro e ruota attorno all'”Hametz”, il pane lievitato il cui consumo è vietato durante la celebrazione della Pasqua ebraica, la Pasqua ebraica, dalla prossima settimana. Nitzan Horowitz, il ministro della Salute molto laico, ha annunciato che avrebbe consentito ai visitatori degli ospedali di portare con sé “Hametz” per i pazienti che lo desiderassero. Ha rivendicato per questo una sentenza della Corte Suprema e la libertà di coscienza.

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Idit Silman è subito salita sul suo cavallo alto chiedendo le dimissioni del ministro della Salute, accusato né più né meno di minare “L’identità ebraica dello Stato di Israele”. È arrivata al punto di affermare che gli ebrei “ digiunò durante l’Olocausto per non mangiare Hametz per attaccare meglio Nitzan Horowitz. Considerandosi delusa dal Presidente del Consiglio all’avvicinarsi della Pasqua, celebrata per una settimana dal 15 aprile, ha preferito lasciare la nave.

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Questa deviazione illustra il carattere dell’attuale maggioranza fatta di cianfrusaglie. Comprende partiti nazionalisti religiosi favorevoli alla colonizzazione a tutti i costi in Cisgiordania, centristi, formazioni di sinistra laica e, cosa ancora più strana, è sopravvissuto solo con l’appoggio di Raam, un partito islamista che rappresenta parte della minoranza degli arabi israeliani, vale a dire 20% della popolazione. L’ostilità nei confronti di Binyamin Netanyahu, che ha esercitato il potere per tredici anni consecutivi prima di Naftali Bennett, è stato l’unico vero consenso tra questi partner. Questo minimo denominatore non è ovviamente più sufficiente.

Elezioni anticipate o dimissioni?

Resta da vedere chi governerà Israele. Binyamin Netanyahu si strofina le mani. Ha invitato altri membri dell’attuale maggioranza a disertare e “tornare a casa per formare un governo nazionale forte” sotto la sua direzione. Alcuni parlamentari potrebbero essere tentati di fare il grande passo. Benyamin Netanyahu è comunque pronto a pagare un prezzo alto. Secondo i media, avrebbe promesso a Idit Silman un ottimo posto nella lista del Likud in caso di elezione, con il bonus aggiuntivo della carica di ministro della Salute, solo per vendicarsi di Nitzan Horowitz. L’unico problema: per ottenere la maggioranza dovrebbe prendere almeno sei deputati dell’attuale coalizione, missione che al momento sembra a dir poco molto difficile.

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Sulla carta, un voto su elezioni anticipate potrebbe essere un’opzione accessibile. Potrebbe bastare la defezione di un membro della maggioranza. Ma molti parlamentari neoeletti non hanno alcun desiderio di mettere a repentaglio i loro seggi così rapidamente. Inoltre, secondo i sondaggi, al Likud viene attribuito un punteggio molto buono, senza però riuscire a mobilitare abbastanza alleati per formare una maggioranza stabile. Il terzo scenario potrebbe concretizzarsi nelle dimissioni di Naftali Bennett e in una riorganizzazione tra partiti diversi che quattro elezioni in quattro anni non sono riuscite a decidere. Infine, Naftali Bennett potrebbe sopravvivere ancora per qualche mese svolgendo le funzioni di Primo Ministro, ma senza esercitare il potere. Israele si trova quindi immerso in una crisi politica e istituzionale senza vie di fuga in vista.

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