Giovedì (21 luglio) la Banca centrale europea (BCE) ha deciso di aumentare i tassi di interesse per la prima volta in oltre un decennio di fronte all’inflazione incontrollabile, scegliendo di colpire duramente con un aumento più grande del previsto nonostante la politica di crisi che ha aperto in Italia.

Presa in un complesso compromesso tra rialzo dei prezzi e timori per la crescita, l’istituto di Francoforte ha scelto l’audacia: ha alzato di 50 punti base i suoi tre tassi chiave dopo aver preparato la mente a un aumento di soli 25 punti.

Negli ultimi giorni sono aumentate le speculazioni su un’azione più aggressiva della BCE mentre l’inflazione nell’eurozona continua a salire per l’effetto combinato della ripresa post-Covid, delle tensioni nelle catene di approvvigionamento e della crisi energetica legata all’offensiva russa in Ucraina.

Ridurre l’offerta di moneta in circolazione e frenare l’inflazione

Il tasso di interesse principale passa così da zero, il livello in cui è accampato dal 2016, allo 0,50%, mentre quella tassando parte della liquidità bancaria non distribuita a credito, sale da -0,50% a zero.

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Questa decisione segna la fine dell’era dei tassi di interesse negativi iniziata nel 2014 e la fine di un decennio di generosa politica monetaria che ha aiutato l’economia a superare le crisi degli ultimi anni. Questo inasprimento della politica monetaria era già iniziato a luglio con l’arresto dei nuovi acquisti di debito sui mercati.

L’obiettivo della Bce è quello di ridurre l’offerta di moneta in circolazione e frenare l’inflazione, che il mese scorso ha battuto il nuovo record nella zona euro, all’8,6% in un anno. L’istituto di Francoforte finisce quindi per entrare a far parte delle fila di altre banche centrali, come la Fed americana, da mesi molto più attiva contro l’impennata dei prezzi.

Minacce per tagliare le forniture di gas alla Russia

Il compito della BCE è tuttavia ancora più complesso, a causa delle crescenti minacce di tagli alle forniture di gas russo, del rischio rappresentato dalla crisi politica in Italia e della caduta dell’euro.

Il premier italiano Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni giovedì. Con il suo pedigree come ex presidente della BCE, è stato visto come un fattore di stabilità dai mercati. La sua partenza, che potrebbe portare a elezioni anticipate in autunno, ha immediatamente fatto salire il tasso debitore italiano sul mercato.

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Nuovo strumento per proteggere gli Stati più fragili

Per scongiurare lo spettro di una nuova crisi del debito sovrano, la Banca Centrale Europea ha anche annunciato giovedì un nuovo strumento per proteggere gli Stati più fragili dagli attacchi speculativi.

Quest’ultimo è stato progettato per appianare le differenze tra i tassi di prestito, o “si diffonde”, tra paesi ritenuti sicuri, come la Germania, e altri più fragili, come l’Italia. La BCE ritiene che questi “si diffonde” ostacolare la sua politica monetaria. Ma devono essere definite rigide condizioni di utilizzo, i guardiani dell’euro non hanno il diritto di aiutare il bilancio dei governi.

Questo strumento, assicura la BCE, “potrebbe essere attivato per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che minacciano gravemente la trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro”.

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