In caso di arresto totale delle importazioni russe di petrolio, gas e carbone, tutte le economie europee si troverebbero in difficoltà, ma lo shock potrebbe comunque essere rapidamente assorbito, ritengono gli autori di uno studio realizzato per il Consiglio di analisi economica (CAE), un’organizzazione che dipende dal Primo Ministro francese.

I quattro ricercatori erano interessati a tutti i paesi europei, con un focus particolare sulla Francia. Calcolano che fermare le importazioni russe porterebbe a un deficit del 3% di tutta l’energia consumata in Francia, tutte le fonti energetiche messe insieme, e dell’8% per la Germania.

Quindi prendono a modello eventi simili, come la chiusura delle centrali nucleari in Giappone dopo l’incidente di Fukushima. Si cerca di stimare la quota di prodotti energetici russi che potrebbe essere sostituita, sia da altre fonti energetiche sia da altri fornitori, e la quota che non potrebbe esserlo, al fine di quantificare la perdita dell’ attività.

Una perdita di € 100 per persona francese

Calcolano che la perdita di reddito nazionale per la Francia sarebbe quindi compresa tra lo 0,15 e lo 0,3%, ovvero un costo che varia, a seconda dello scenario, da 70 a 105 € per francese. Per la Germania, la perdita sarebbe maggiore, tra 800 e 900 euro a persona, a causa del peso dell’industria nell’economia del Paese.

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“L’impatto relativamente contenuto di un embargo si spiega con il fatto che, anche nel breve termine, le imprese e l’economia nel suo insieme possono sostituire (anche solo parzialmente) fonti energetiche ad altre e beni intermedi o finali ad altre”. assicurano gli autori.

I paesi in Europa che sarebbero i più colpiti sono Lituania, Bulgaria, Slovacchia, Finlandia e Repubblica Ceca, che potrebbero subire cali del reddito nazionale dall’1 al 5%. Queste difficoltà non hanno impedito alla Lituania di annunciare, sabato 2 aprile, il blocco totale delle importazioni russe di gas e petrolio.

Per la Germania, fino a 3 punti di PIL in meno

Per la Francia, la perdita di PIL sarebbe in tutti i casi inferiore all’1%. Per la Germania, la perdita potrebbe raggiungere nel peggiore dei casi il 3%, un livello che gli autori dello studio giudicano “complessivamente moderato e assorbibile”.

La nota cita poi l’attuazione di misure di aiuto dello stesso tipo di quelle decise durante l’epidemia di Covid-19, al fine di aiutare le imprese e le famiglie ad assorbire lo shock.

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Cita anche un secondo scenario, che sarebbe l’introduzione di dazi doganali sulle importazioni di energia russe. Secondo gli autori, dazi doganali del 40% sarebbero “più efficace di un severo embargo”consentendo a “riduzione molto forte delle importazioni”di circa l’80%, dividendo per 3 o 4 le perdite economiche dei paesi più dipendenti dalla Russia.

Questa scelta, invece, avrebbe poche conseguenze per paesi come la Francia. “Il motivo è che il restante 20% delle importazioni andrebbe ai Paesi e alle aziende più dipendenti da questa fonte di approvvigionamento”, spiega la nota.

Lotta alla speculazione

Infine, la nota invoca “un price cap sul mercato europeo che contrasterebbe le pressioni speculative”. I prezzi del gas sono alle stelle, infatti, perché alcuni operatori del mercato prevedono un aumento vertiginoso dei prezzi in caso di embargo sul gas russo o di un blocco delle sue esportazioni da parte della Russia.

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Limitando i prezzi in aumento, l’Unione Europea potrebbe impedire alla Russia di trarre un vantaggio economico dalla paura che ispira, a causa della natura imprevedibile della sua politica.

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