Dopo due anni di procedimenti legali, l’ascia è caduta per Julian Assange. La giustizia britannica ha formalmente autorizzato mercoledì 20 aprile l’estradizione del fondatore di WikiLeaks negli Stati Uniti, dove è accusato in particolare di 17 capi di spionaggio.

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Westminster Magistrates Court, Londra, ha formalmente emesso un ordine di estradizione. Ora spetta al ministro dell’Interno britannico Priti Patel approvarlo. Gli avvocati difensori conservano ancora la possibilità di ricorrere all’Alta Corte.

Minaccia alla libertà di stampa

Coinvolto in una lunga saga legale, il 50enne australiano è ricercato dalla giustizia americana, che vuole processarlo per la diffusione, dal 2010, di oltre 700.000 documenti riservati sulle attività militari e diplomatiche americane, in particolare in Iraq e Afghanistan.

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Perseguito in particolare dalla legge contro lo spionaggio, Julian Assange rischia 175 anni di carcere, in un caso denunciato dalle organizzazioni per i diritti umani come un grave attacco alla libertà di stampa. Il 14 marzo aveva visto scomparire una delle sue ultime speranze di evitare la sua estradizione, con il rifiuto della Corte Suprema britannica di esaminare il suo ricorso.

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