Nonostante le critiche dei difensori dei diritti umani, dell’ONU, della Chiesa anglicana e persino della famiglia reale britannica, il governo conservatore di Boris Johnson non si muove.

I migranti arrivati ​​illegalmente sul suolo britannico dovranno lasciare il territorio per raggiungere il Ruanda. La giustizia britannica ha respinto lunedì 13 giugno i ricorsi contro questo progetto volto a scoraggiare gli attraversamenti illegali della Manica.

“Questo ricorso è respinto” ha dichiarato il giudice Rabinder Singh, confermando la decisione formulata in primo grado a seguito di ricorso d’urgenza presentato dalle associazioni per la difesa dei rifugiati, tra cui le associazioni Care4Calais e Detention Action che avevano presentato ricorso.

Aereo quasi vuoto

Anche se non sono riusciti a vietare il provvedimento, le singole sfide lanciate in parallelo hanno avuto l’effetto di ridurre notevolmente la portata: il primo volo rischia di decollare quasi a vuoto. “Ventitré persone hanno avuto i biglietti per il Ruanda cancellati. Otto devono ancora partire domani, ha twittato Care4Calais, che aveva chiesto giustizia “fermare questo progetto crudele e barbaro”.

Con l’invio di richiedenti asilo a più di 6mila chilometri da Londra, che richiama la politica perseguita dall’Australia, il governo intende scoraggiare gli arrivi illegali nel Paese, che sono sempre più numerosi. Dall’inizio dell’anno, oltre 10mila migranti hanno attraversato illegalmente la Manica per raggiungere le coste britanniche su piccole imbarcazioni, un aumento considerevole rispetto agli anni precedenti, che erano già livelli record.

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“I gruppi criminali che stanno mettendo in pericolo la vita delle persone nel Canale della Manica devono capire che il loro modello economico crollerà sotto questo governo”, Ha martellato Boris Johnson alla radio LBC lunedì.

Opposizione delle Nazioni Unite

Tra coloro che impugnano il piano in tribunale c’è il sindacato dei servizi pubblici PCS, che ha tra i suoi membri i doganieri che dovrebbero attuare le deportazioni. L’organizzazione evidenzia l’esame approfondito di legittimità del provvedimento previsto per luglio davanti all’Alta Corte di Londra.

Vento fermo dall’annuncio del provvedimento, lunedì l’Onu ha ribadito le sue critiche. “Non sta andando affatto, questo accordo non sta andando affatto per tanti motivi diversi”, ha denunciato l’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi durante una conferenza stampa a Ginevra.

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Londra “cerca di trasferire le sue responsabilità in materia di asilo interamente su un altro paese, in contrasto con l’oggetto e lo scopo della Convenzione di Ginevra del 1951, in contrasto con i suoi impegni e minacciando la protezione dei rifugiati del regime internazionale”ha denunciato sabato da parte sua l’organizzazione per i diritti umani HRW in una lettera aperta.

Ad alimentare le polemiche, il principe Carlo, erede al trono, giudicò in privato “spaventoso” il piano del governo, ha riportato sabato il quotidiano I tempimentre deve partecipare a una riunione del Commonwealth dal 20 giugno in Ruanda.

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