Questa è stata una delle misure chiave delle ordinanze di riforma del codice del lavoro del 2017: una scala che limita i risarcimenti concessi dai giudici del lavoro in caso di licenziamento senza causa reale e grave. Una scala controversa, sulla quale la Corte di Cassazione deve pronunciarsi questo mercoledì 11 maggio con una decisione attesissima.

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In quasi cinque anni, e nonostante la forte resistenza dei giudici, questa scala si è imposta nelle controversie tra datori di lavoro e dipendenti licenziati. “Questo dà molta più sicurezza al datore di lavoro: oggi possiamo dire ai nostri clienti in anticipo quanto saranno i danni, riassume Me Aurélie Kamali-Dolatabadi, specialista in diritto del lavoro presso Velvet Avocats. In precedenza, alcuni dipendenti avevano richieste sbalorditive, a volte fino a quattro anni di stipendio: la bilancia ha completamente eliminato questo tipo di situazione. »

“Ha liberato le imprese”

Questo era infatti l’obiettivo dei suoi promotori: mettere al sicuro le aziende anticipando meglio le sanzioni in caso di licenziamento ingiusto. “Questo ha liberato le aziende: sono meno titubanti ad assumere perché sanno che, se il candidato si rivela cattivo, possono licenziarlo più facilmente”, spiega M.e David Guillouet, avvocato associato presso MGG Voltaire.

La scala è particolarmente ingenerosa per i dipendenti senza molta anzianità, con, ad esempio, tre mesi e mezzo di stipendio massimo per un assunto da meno di due anni. (leggere sotto). «Chi guadagna tra 1.500 e 2.000 euro al mese si chiederà se valga davvero la pena andare dal prud’hommes se, detratte le spese dell’avvocato, gli restano solo 500 euro».riconosce M.e Michèle Bauer, che difende molti dipendenti.

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Una scala contraria al diritto europeo?

In dieci anni, infatti, secondo il ministero della Giustizia, il numero dei contenziosi si è dimezzato. Un calo non solo dovuto alla scala Macron. “Ha giocato un ruolo l’introduzione della risoluzione convenzionale nel 2008, così come la crescente complessità del procedimento con l’obbligo di motivare la propria richiesta al tribunale del lavoro o di farsi rappresentare da un avvocato”, enumerare Me Guillouet. Ritiene tuttavia che la scala sia arrivata per completare questo sviluppo. “D’ora in poi, i piccoli dossier non arrivano più al procedimento”, osserva Jean-François Agostini, vicepresidente dell’Istituto per la formazione dei consulenti dei tribunali del lavoro (IFCP), che forma i giudici dei tribunali del lavoro della CFTC.

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Il sindacalista, esperto nei processi, rileva anche gli sviluppi. Gli avvocati dei dipendenti invocano così sempre più spesso vessazioni che, se riconosciute dai giudici, consentono di saltare l’applicazione della scala. Soprattutto, incoraggiano sistematicamente i giudici a mettere da parte la bilancia, in quanto sarebbe contraria al diritto europeo e ad una convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro che richiede “compensazione adeguata” per il lavoratore vittima di licenziamento ingiustificato.

Una piccola metà dei tribunali industriali lo accetterebbe regolarmente, ritiene Jean-François Agostini. Secondo uno studio trasmesso dalla commissione per la valutazione degli ordini di lavoro, anche circa il 10% delle sentenze delle corti d’appello andrebbe in questa direzione.

I difensori del barometro preoccupati

È su questo punto che la Corte di Cassazione deve pronunciarsi questo mercoledì 11 maggio. Esaminerà in particolare il caso di un dipendente di 53 anni con quattro anni di anzianità che, secondo la scala, avrebbe dovuto percepire un compenso compreso tra 13.211 e 17.615 euro, ma al quale la Corte d’Appello di Parigi ha riconosciuto un “perdita di reddito”a seguito del suo illegittimo licenziamento, “oltre 32.000€”. Importo che il suo datore di lavoro è stato condannato a pagarlo.

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I difensori della bilancia contestano la valutazione in termini concreti della situazione del lavoratore, temendo che la sua convalida da parte del Tribunale determini una nuova moltiplicazione delle procedure. Nel corso dell’udienza dinanzi alla Camera Sociale, l’Avvocato generale sembrava andare proprio in questa direzione. “I difensori della scala ne sono usciti un po’ preoccupati”, riconoscere M.e Guillouet.

“Non credo che la Cassazione metterà da parte la bilanciatempera Me Bauer. Ma credo sia possibile che autorizzi un apprezzamento in termini concreti, sottolinea. Ciò non significa che i datori di lavoro saranno soggetti all’arbitrarietà dei giudici: valuteranno le situazioni secondo criteri precisi, ad esempio la difficoltà del lavoratore a trovare un lavoro. » Lo ricordano i difensori dei dipendenti: i danni vengono prima di tutto a risarcire la colpa del datore di lavoro di cui il licenziato è vittima.

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Indennità vigilate

La scala fissa un tetto e un minimo per il trattamento di fine rapporto senza causa reale e grave, con progressione per anzianità:

► Da 1 a 2 mensilità lorde per un anno di anzianità;

► Da 3 a 6 mesi per cinque anni di anzianità;

► Da 3 a 10 mesi per dieci anni;

► Da 3 a 15,5 mesi per vent’anni;

► Da 3 a 20 mesi per trent’anni e oltre.

“Quando si negozia, il più delle volte si scende a compromessi a metà scala”, allevia Me Aurélie Kamali-Dolatabadi, di Velvet Avocats.

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