► “Le Chiese erano precursori, poi si sono addormentate prima di svegliarsi”

Stefano Lavignottepastore, teologo protestante e attivista ambientale, autore di Ecologia, campo di battaglia teologico (1)

“Le religioni hanno contribuito presto alla consapevolezza ecologica, ma si sono addormentate più tardi, prima di svegliarsi di recente. La conferenza di Stoccolma del 1972 era stata contrassegnata da un servizio ecumenico nella cattedrale e la predicazione del teologo protestante André Dumas era stata pubblicata in prima pagina del settimanale Riforma. Non è successo dal nulla. Dal 1966 il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) organizza conferenze sul futuro della società industriale, a cui è associato Ivan Illich, sacerdote, uno dei pensatori dell’ecologia politica e della convivialità. Nel 1974 il CEC organizzò un convegno ecumenico in cui fu forgiato il concetto di “sviluppo sostenibile”.

Quello che è interessante è che le religioni non si sono accontentate di dire che dovevamo fare i conti con modi di vita, strutture, hanno sottolineato che il futuro dell’ecologia è in gioco a livello del nostro immaginario: ciò che troviamo con la felicità nell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. Le Chiese, inoltre, insisteranno sulla dimensione sociale di questa questione: è ciò che il papa chiamerà a “ecologia integrale”tenendo conto delle disuguaglianze Nord-Sud, dei poveri, della questione delle città.

Purtroppo, come in gran parte della società, questa dinamica ha subito un forte rallentamento alla fine degli anni ’80, con una depressione negli anni ’90. I movimenti che hanno sollevato questo problema, come Giustizia e Pace-Francia nel cattolicesimo, hanno incontrato resistenze. In secondo luogo, mentre le chiese avrebbero potuto essere viste come le prime, sembravano piuttosto essere superate dalle richieste della società in vista della COP 21, la conferenza delle Nazioni Unite del 2015 sui cambiamenti climatici.

Sembrava lo stesso anno Laudato si’, testo di cui potrei firmare il 98% del contenuto, che è su base biblica condivisibile in un quadro ecumenico e completamente leggibile dai non credenti. Vista dall’esterno si ha l’impressione che la Chiesa cattolica abbia accelerato il passo, e questa è una buona notizia. Come protestanti, possiamo realizzare tutte le accelerazioni che vogliamo, siamo l’1% della popolazione mondiale; Credo nella forza delle minoranze attive, ma ci sono dei limiti! L’effetto a catena sulla società è molto maggiore quando viene dalla Chiesa cattolica.

Purtroppo, Laudato si’ saltato l’esame di ciò che aveva posto un problema nella teologia cristiana. Ciò che manca oggi, per invertire davvero la comprensione “Governa la Terra” della Bibbia come un ” Usa la terra è proprio fare un inventario dei tesori e delle complicazioni che restano nella nostra memoria. Renderemo così un servizio alla società, perché essa si nutre anche di questa visione teologica. »

► “Direi piuttosto che le religioni hanno partecipato al dibattito”

Louise Geisler-Roblin, dottorando in filosofia politica

“Sulle questioni ecologiche, le religioni hanno, ovviamente, detto molte cose, ma mi sembra difficile quantificare il loro contributo alla consapevolezza ecologica. Direi piuttosto che hanno partecipato al dibattito.

Fin dai primi avvertimenti degli ambienti scientifici, queste questioni ecologiche sono state oggetto di una sorta di appropriazione spirituale. I pensatori, in particolare i protestanti (Jacques Ellul, Bernard Charbonneau), si sono chiesti fin dagli anni Sessanta: chi siamo noi, noi umani, per crederci superiori agli altri esseri e usarli per i nostri scopi?

Queste domande sono continuate negli anni ’80, con personalità come Jean-Marie Pelt e Pierre Rabhi. Quest’ultimo frequentò circoli cattolici, ma si ispirò alla saggezza orientale. Anche le persone che affermano il buddismo sono state ispirate da questa spiritualità di unione con il mondo per proporre di ridurre la distanza tra gli uomini e la natura.

Per quanto riguarda le istituzioni religiose, le chiese protestanti e ortodosse sono state più veloci a posizionarsi. È perché il cattolicesimo era interessato solo alle realtà dall’alto? In ogni caso, questo è il rimprovero che gli è stato fatto. La “pesantezza” dell’istituzione ecclesiale cattolica spiega anche perché ci sia voluto più tempo per reagire.

Cinquant’anni dopo, questo ritardo mi sembra in parte colmato. Le Chiese non si accontentano più di mettere in guardia sul pericolo ambientale per le generazioni future, ma lo dicono in sostanza per esserlo veramente Cristiano, è importante vivere in modo ecologico.

Dagli anni 2000, la Chiesa cattolica ha assunto posizioni forti. Attraverso i papi, ma non solo! Il popolo dei fedeli si è impadronito della questione. Penso alla Conferenza sulla globalizzazione cristiana del 2003-2004, che comprendeva una dimensione ecologica molto forte, o anche al processo di conversione ecologica intrapreso dagli scout e dalle guide francesi.

I papi, dal canto loro, hanno visto l’ecologia come un problema sociale, ed è Francesco che ha spinto maggiormente questa dimensione con Laudato si’. Scrive che la crisi ecologica, lungi dal “competire” con le questioni sociali, fa parte dello stesso problema. Questa idea ha indubbiamente guidato le discussioni durante la COP21, la cui tenuta nel 2015 ha coinciso con la pubblicazione dell’enciclica. Per il papa non si tratta solo di agire, ma di cambiare il proprio cuore per abitare meglio il pianeta.

Quella Laudato si’porta di più rispetto alle altre religioni, è soprattutto una speranza. Perché il papa vede nella crisi ecologica un’opportunità inaspettata per reimparare a vivere incarnati su questo pianeta. Conclude la sua enciclica con l’idea che alla fine tutti gli esseri condivideranno la vita eterna e che la salvezza viene da Dio. Ma nel frattempo, dobbiamo agire per prenderci cura del nostro pianeta: anche se la salvezza non viene da noi, le nostre azioni e le nostre lotte contano. »

→ PODCAST – “Place des religions”, comprendere le sfide ecologiche

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