La calma non durò a lungo. L’inflazione negli Stati Uniti ha raggiunto l’8,6% in un anno, contro l’8,3% del mese scorso, secondo l’indice dei prezzi al consumo (CPI) pubblicato venerdì 10 giugno dal dipartimento del lavoro. In un mese il rialzo dei prezzi è stato dell’1,0%, contro lo 0,3% di aprile.

L’aumento è molto più forte del previsto, dal momento che un consenso degli analisti intervistati da Bloomberg prevedeva un’inflazione stabile nell’arco di un anno rispetto ad aprile. In un mese si aspettavano un aumento dello 0,7%.

Tutti i settori interessati

L’aumento dei prezzi interessa tutti i settori, precisa il dipartimento del lavoro, “gli indici di abitazioni, gas e cibo sono i maggiori contributori”. I prezzi dell’energia sono aumentati del 34,6% su base annua, registrando il loro aumento più forte da settembre 2005. Per quanto riguarda i prezzi dei generi alimentari, hanno registrato il loro aumento più forte dal marzo 1981, salendo del 10,1% in un anno.

Mentre l’inflazione sta raggiungendo livelli record in Europa, dall’altra parte dell’Atlantico, i prezzi in aumento sono comunque leggermente rallentati ad aprile, scendendo dall’8,5% di marzo (un record da 40 anni) all’8,3% il mese successivo. Nell’arco di un mese il rallentamento è stato ancora più marcato, con l’inflazione rimasta contenuta allo 0,3% di aprile contro l’1,2% di marzo.

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Escludendo i prezzi di generi alimentari ed energetici, che sono più volatili e che erano saliti particolarmente con la guerra in Ucraina, la cosiddetta inflazione core rimane allo stesso livello di maggio come ad aprile, ovvero +0,6% nel mese.

Una priorità economica

La pubblicazione di queste cifre arriva quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto della lotta all’aumento dei prezzi globali la sua priorità di politica economica. Prendendo il comando, la Casa Bianca aveva già allertato mercoledì 8 giugno sull’inflazione “alto” a maggio.

L’aumento del costo della vita sta pesando pesantemente sui portafogli degli americani ma anche sulla popolarità di Joe Biden a pochi mesi dalle elezioni di medio termine del prossimo novembre. Con l’avvicinarsi delle elezioni, il Partito Repubblicano attacca il presidente in carica, accusandolo di perseguire una politica sfavorevole al potere d’acquisto.

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Il presidente americano deve intervenire sull’argomento durante la giornata (19:45 ora francese) dal porto di Los Angeles, dove arrivano le navi portacontainer piene di merci made in Asia, prima di essere installate sugli scaffali dei negozi americani. Dovrebbe rinnovare il suo appello alla Camera dei Deputati a votare rapidamente un testo già adottato a marzo dal Senato volto a impedire ai vettori marittimi di gonfiare i prezzi.

Il turno della Fed

Questi dati sull’inflazione dovrebbero finalmente convincere la Banca centrale americana (Fed) a dare un ulteriore giro di vite ai suoi tassi di riferimento, la prossima settimana durante la riunione del suo comitato monetario.

L’istituzione è infatti in movimento, la sua leva principale è frenare la domanda di consumatori e imprese, attraverso rialzi dei tassi di interesse. Li ha già aumentati due volte, di un quarto di punto e poi di mezzo punto, nell’intervallo dallo 0,75 all’1%.

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