Si tratta di un dossier complesso e politicamente minato che testimonia i rischi legali ei dilemmi che le ONG devono affrontare di fronte alla tragedia dei migranti nel Mediterraneo. Un giudice italiano dovrà decidere se tenere o meno un processo contro diverse organizzazioni, tra cui Medici Senza Frontiere (MSF). Sono sospettati di collusione con i trafficanti libici nell’ambito delle loro attività di salvataggio. L’udienza inizia sabato 21 maggio a Trapani, in Sicilia, e potrebbe durare diversi mesi. L’inchiesta è oggetto di numerose critiche, a causa delle massicce intercettazioni telefoniche di operatori umanitari, avvocati e giornalisti. I critici indicano un tentativo politicamente motivato di criminalizzare le operazioni di salvataggio in mare.

Soccorso nel Mediterraneo: tre Ong di fronte alla giustizia italiana

Ventuno sospetti, compresi i membri dell’equipaggio delle navi di MSF, Save the Children e l’ONG tedesca Jugend Rettet, sono accusati di“Assistenza e istigazione all’ingresso irregolare in Italia” nel 2016 e nel 2017. L’indagine avrebbe dimostrato il coordinamento delle loro azioni con i trafficanti vicino alla costa libica, portandoli a raccogliere persone la cui vita non era in pericolo.

“I nostri equipaggi hanno soccorso più di 14.000 persone in pericolo su barche improvvisate e sovraffollate (…) e ora siamo di fronte a vent’anni di carcere”ha affermato prima dell’udienza Kathrin Schmidt, membro dell’equipaggio della Iuventa de Jugend Rettet.

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“Penalizzazione degli aiuti umanitari”

I soccorritori assicurano che chiunque si arrischi ad attraversare il Mediterraneo su una barca di fortuna diretta in Europa è in pericolo e deve essere salvato. Almeno 12.000 persone sono morte dal 2014 su questa rotta dove molti naufragi non sono elencati. Le ONG negano di aver mai comunicato con i trafficanti, che a volte sono armati e possono essere visti aggirarsi nei luoghi di soccorso nella speranza di recuperare i motori delle barche dei migranti.

L’ONG Save the Children “rifiuta fermamente” le accuse. MSF denuncia “Un’era di criminalizzazione degli aiuti umanitari” sperando nella sua prossima fine. La Iuventa era stata sequestrata nel 2017 poco dopo il rifiuto di Jugend Rettet e di altre organizzazioni di firmare un “codice di comportamento” imposto dal Ministero dell’Interno, in un momento in cui l’Unione Europea stava rafforzando la sua sorveglianza nel Mediterraneo.

“Nonostante cellulari e computer siano stati sequestrati e analizzati, non è stato scoperto un solo contatto con i trafficanti libici (…)”, afferma Nicola Canestrini, avvocato dei membri dell’equipaggio della Iuventa. Le udienze si svolgono a porte chiuse, ma i rappresentanti del Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR) e di Amnesty International hanno chiesto al giudice il permesso di partecipare.

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Una barca di Ong bloccata dalla giustizia italiana

– Accuse di un ex poliziotto –

Allison West, consulente legale dell’ECCHR, condannata “pratiche investigative inadeguate” nell’indagine condotta dai pm più avvezzi ai reati di mafia. L’inchiesta è stata aperta dopo le accuse contro le Ong rivolte nell’ottobre 2016 ai servizi segreti italiani da un ex poliziotto, Pietro Gallo, che lavorava per la sicurezza sulla nave Vos Hestia di Save the Children, ha spiegato all’Afp Me Canestrini. Con un altro ex poliziotto aveva inviato queste accuse anche al leader sovranista e anti-migrante italiano Matteo Salvini, leader della Lega (estrema destra) e poi alla polizia. Il signor Gallo ha poi affermato in un’intervista di essersi pentito della sua azione. Alla domanda se avesse assistito a contatti tra ONG e trafficanti, ha risposto: “no mai”.

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