Al 14 aprile, 4.796.245 ucraini sono fuggiti dalla guerra dall’invasione russa del 24 febbraio, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). I primi paesi ospitanti sono Polonia (2.720.622), Romania (726.857), Russia (484.725), Ungheria (447.053), Moldova (419.499) e Slovacchia (329.597).

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Il 4 marzo l’Unione Europea (UE) ha attivato una direttiva che consente lo status di protezione temporanea automatica. Concesso per un anno, rinnovabile due volte, offre ai rifugiati dall’Ucraina il diritto di risiedere, lavorare, ricevere assistenza sanitaria e accedere all’istruzione in qualsiasi parte dell’Unione.

Assistenza all’accoglienza

L’UE offre aiuti ai paesi ospitanti attraverso il programma Care che mobilita immediatamente i vari mezzi esistenti. L’accesso al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo sociale europeo è stato accelerato. Questo può riguardare l’istruzione, l’occupazione, l’alloggio.

In tutto, quest’anno potrebbero essere mobilitati quasi 20 miliardi di euro, la metà dei quali è già stata stanziata nell’ambito del recovery fund (React-EU). Qualsiasi programma nazionale per l’integrazione dei rifugiati potrà beneficiare di un aiuto finanziario previa semplice notifica a Bruxelles.

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La Commissione sta lavorando anche su a “piattaforma di solidarietà” tra paesi, che informano le agenzie europee sulla loro capacità di accoglienza. L’esecutivo sta studiando la possibilità di utilizzare questo strumento per indirizzare i profughi presenti nei paesi confinanti con l’Ucraina verso altri meno esposti.

La Polonia, ostile nel 2015 al meccanismo di ricollocazione di Bruxelles, non è contraria a un simile reindirizzamento dei rifugiati. Alcuni trasferimenti riguardano profili vulnerabili. Il 13 marzo l’UE ha così coordinato la prima evacuazione sanitaria dalla Polonia all’Italia di tre bambini ucraini malati cronici, accompagnati dai loro genitori. Varsavia, tuttavia, rifiuta ancora la logica di “quota” requisiti di accoglienza.

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Aiuto umanitario diretto all’Ucraina e alla Moldova

All’inizio di marzo, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato 500 milioni di euro per far fronte alle conseguenze umanitarie della crisi. Per il momento ne sono stati stanziati 85 milioni “alleviare la sofferenza” civili in Ucraina e 8 milioni tra la popolazione in Moldova. Gli sforzi si concentrano sui bisogni primari: fornitura di acqua, assistenza sanitaria, riparo, ecc.

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Ad esempio, il 12 aprile più di 1.200 tende di proprietà dell’UE e 4.000 coperte sono state consegnate in Moldova, dove l’UE gestisce un hub umanitario a Chisinau. In una seconda fase si tratterà di organizzare le infrastrutture e garantire l’approvvigionamento energetico nelle città colpite dalla guerra.

L’UE contribuisce anche al Programma alimentare mondiale (PAM), consentendo a un milione di persone in Ucraina di ricevere cibo. La città di Kharkiv, gravemente colpita, riceveva ogni giorno 330.000 pani freschi.

Meccanismo di protezione civile

La Commissione Europea sta coordinando la fornitura di attrezzature mediche, ma anche tende, letti, coperte e sacchi a pelo, attraverso la riserva RescEU creata nel 2019 per far fronte ai disastri, e fortemente rafforzata nel 2020 durante la pandemia di Covid-19. RescEU, che federa 29 paesi al di fuori dell’UE, ha già consegnato all’Ucraina 107 milioni di beni di prima necessità.

Il programma di protezione civile va a vantaggio anche di Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca che lo hanno richiesto. Varsavia, ad esempio, beneficia dell’assistenza di Francia, Danimarca, Germania, Austria e Belgio.

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L’UE sta inoltre impegnando in Ucraina la sua riserva strategica creata per rispondere alle emergenze chimiche, biologiche e radionucleari, mentre le truppe russe sono state in grado di combattere vicino alle centrali nucleari e il rischio di attacchi chimici è preso molto sul serio. Al 6 aprile, l’UE aveva fornito 3 milioni di compresse di ioduro di potassio, con l’aiuto di Francia e Spagna, per proteggere la tiroide delle persone eventualmente colpite da un’emissione radioattiva.

Supporto tecnico e logistico

La Commissione ha istituito tre piattaforme logistiche in Polonia, Romania e Slovacchia, al fine di fornire aiuti umanitari nel modo più rapido ed efficiente. L’UE ha anche aperto un ufficio umanitario a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, con esperti che garantiscono che i finanziamenti dell’UE raggiungano le persone che ne hanno bisogno.

La Commissione sottolinea inoltre il lavoro dell’agenzia europea Frontex to “ridurre i tempi di attesa mantenendo un elevato livello di sicurezza” ai confini. In tutto, 49 ufficiali sono stati schierati ai confini dell’UE con l’Ucraina o la Moldova, altri 162 sono stati inviati in Romania.

Infine, Bruxelles sta strutturando la raccolta delle donazioni per l’Ucraina. In particolare, ha istituito un nuovo canale per le donazioni private. In occasione della Conferenza Mondiale dei Donatori “Agire per l’Ucraina” organizzato il 9 aprile a Varsavia da Ursula von der Leyen e dal primo ministro canadese Justin Trudeau, sono stati raccolti oltre 10 miliardi di euro, grazie al contributo di governi, istituzioni, artisti, aziende e privati.

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