La corsa agli armamenti osservata in molte parti del mondo avvantaggia i produttori del settore, a cominciare dalle aziende francesi. Nel 2021 la Francia consoliderà così la sua posizione al terzo posto dietro a Stati Uniti e Russia, senza raggiungere il record del 2015 (16,5 miliardi di euro). Le vendite all’estero hanno portato lo scorso anno 11,7 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2020 e un terzo in più rispetto al 2019, secondo la rivista Sfide che ha avuto accesso alla relazione annuale del Parlamento.

Queste cifre si spiegano con l’impennata degli ordini nel settore aeronautico, che ora rappresenta il 70% delle vendite francesi all’estero, contro il 30% abitualmente. I nuovi contratti per il jet da combattimento Rafale di Dassault hanno fatto aumentare i numeri, con 30 nuovi aerei venduti in Egitto, 6 nuovi e 12 usati venduti alla Grecia e altre 12 opportunità in Croazia. Tra gli altri importanti contratti, il rapporto cita i 52 cannoni Caesar alla Repubblica Ceca, armi che si sono dimostrate valide nel teatro ucraino. Anche dieci elicotteri H145M, radar e sistemi terra-aria sono stati acquisiti dalla Serbia.

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Verso un anno record 2022

I principali clienti del 2021 sono stati l’Egitto, con 4,5 miliardi di euro di ordini relativi al Rafale, davanti a Grecia, Croazia, India e Arabia Saudita. L’Europa rappresenta il 38% delle esportazioni totali, una percentuale che la Francia vorrebbe migliorare contribuendo al riarmo dei paesi europei che la guerra in Ucraina dovrebbe accelerare.

Il 2022 si preannuncia già storico con vendite record che si avvicineranno ai 20 miliardi di euro, secondo le proiezioni. Anche qui l’aeronautica dovrebbe tirare su i numeri grazie al contratto da 80 Rafale firmato con gli Emirati Arabi Uniti, ma anche all’ordine, lo scorso marzo, di tre fregate e sei Rafale aggiuntivi da parte della Grecia.

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