Il robot killer, incarnato nella figura di Terminator, alimenta fantasie, tra immortalità, transumanesimo e scenari apocalittici. Questa fantasia sulfurea continua a dominare il dibattito sulla questione dell’autonomia dei sistemi d’arma. In nome della morale e del diritto, la società civile denuncia l’apertura di un vaso di Pandora, prevede l’arrivo di robot sul campo di battaglia e chiede il bando preventivo dei sistemi d’arma autonomi letali (Sala).

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Da parte loro, i produttori di armi e i militari lavorano da tempo sull’uso dell’intelligenza artificiale e della robotica nei sistemi d’arma. Pertanto, l’automazione si applica già a funzioni diverse come navigazione, osservazione, riconoscimento e acquisizione di bersagli o controlli antincendio. A seconda del livello di automazione del sistema d’arma, un continuum va dal sistema armato completamente teleoperato al sistema armato autonomo senza supervisione umana, quest’ultimo ancora una questione di fantascienza.

Confusione semantica

In uno studio (1) pubblicato martedì 24 maggio, Laure de Rochegonde, ricercatrice dell’Istituto francese di relazioni internazionali (Ifri), invita “superare ogni forma di manicheismo”, pur notando “l’esistenza di due dibattiti paralleli” sempre più divergenti. La prima, etica e politica, riguarda la regolamentazione preventiva o il divieto di Sala. La seconda, tecnica, riguarda il grado di autonomia funzionale possibile e auspicabile, da un punto di vista militare. Inoltre, la confusione semantica intorno alla nozione di autonomia è dannosa per un approccio razionale.

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“I racconti suggeriscono che un sistema d’arma autonomo dovrebbe ‘autoselezionare’ per ingaggiare un bersaglio piuttosto che un altro e impostare la propria missione al di fuori del controllo umano”, sottolinea il ricercatore. Tuttavia, secondo gli specialisti, si tratta piuttosto di una forma di autonomia sotto la supervisione umana che dovrebbe vedere la luce nei prossimi decenni per quanto riguarda la decisione di sparare.Gli sviluppi tecnologici saranno tali che potremo sempre più fare a meno degli umani nel circuitosottolinea Laure de Rochegonde. Con il ritmo accelerato della guerra, un’intelligenza umana non sarà necessariamente abbastanza veloce da avere una reazione adeguata. »

Una categoria intermedia

In Francia il comitato etico, creato nel 2019 dal ministro delle Forze armate Florence Parly, ha operato una distinzione tra la Sala – linea rossa fissata dalle autorità, che ne esclude lo sviluppo e l’uso –, e una categoria di armi intermediari, detti “sistemi d’arma letali che incorporano l’autonomia” (Salia). Un modo per aprire la strada ad armi che possono certamente uccidere, ma lo sarà “incapaci di agire da soli, senza il controllo umano, di modificare le proprie regole di ingaggio e di prendere iniziative letali”.

Tre progetti pongono grande enfasi sui sistemi d’arma autonomi: il Future Air Combat System (Scaf), il Future Battle Tank (MGCS) e il Future Mine Countermeasures System (Slam-F) lanciato nel 2020. Questi programmi fanno parte di una “corsa per autonomia” dominata da Stati Uniti, Cina e Russia, in cui anche Israele, Corea del Sud, Turchia, Iran, Pakistan, Regno Unito, Francia ed Estonia stanno cercando di fare bene.

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Approccio multilaterale

Sul piano normativo, Parigi è favorevole a un approccio multilaterale nel quadro delle Nazioni Unite della Convenzione su alcune armi convenzionali (CCW). Tra stati “disarmanti” favorevoli al bando preventivo di Sala, sulla scia della coalizione di ONG della campagna “Stop Killer Robots”, e partigiani del laissez-faire come gli Stati Uniti, la Francia difende una posizione mediana volta a raggiungere un accordo su una definizione di Sala e un codice di condotta.

Al contrario, altri stati stanno sostenendo un processo ad hoc, che dovrebbe essere più favorevole a un divieto preventivo, come la Convenzione di Ottawa sulla proibizione delle mine antiuomo e la Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo.

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