Un Paese in cerca di stabilità. Questo è il tema principale delle elezioni presidenziali che si terranno sabato 19 marzo a Timor Est. Quasi un milione di elettori sono chiamati alle urne in questa ex colonia portoghese, annessa all’Indonesia nel 1975, e diventata un paese completamente indipendente nel 2002, dopo lunghi anni di sanguinosa occupazione.

I 1,3 milioni di abitanti, che eleggeranno il loro presidente per cinque anni, sperano di riportare il proprio Paese sulla strada giusta dopo anni di paralisi politica ed economica. La campagna elettorale ha riunito migliaia di attivisti dietro i sedici candidati, tra cui quattro donne.

Scioglimento del Parlamento

La pandemia di Covid-19 ha inferto un duro colpo all’economia di questo paese povero del sud-est asiatico, che è ancora prevalentemente rurale. Le forti inondazioni dovute al ciclone Seroja hanno colpito la capitale Dili nell’aprile 2021 e hanno ucciso circa 40 persone.

L’attuale presidente, Francisco Guterres, soprannominato “Lu-Olo”, 67 anni, che guida anche il partito Fretilin (Fronte di liberazione nazionale timorese, sostenendo il marxismo), è candidato per un secondo mandato. La sua presidenza è stata segnata da diverse crisi politiche, uno scioglimento del Parlamento, bilanci rifiutati dai parlamentari dell’opposizione e numerosi cambi di alleanza…

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Nel 2018 decine di persone sono rimaste ferite e auto bruciate dopo gli scontri tra i sostenitori del Fretilin e il Congresso Nazionale per la Ricostruzione di Timor (CNRT, centro sinistra). I due partiti, che si erano uniti per eleggere Francisco Guterres al primo turno nel 2017, non hanno smesso di separarsi a vicenda da allora.

Titolo onorario

Di fronte a lui, quest’anno, il Premio Nobel per la Pace, José Ramos-Horta, 72 anni, presidente dal 2007 al 2012. Ha ricevuto il sostegno della carismatica Xanana Gusmao, presidente del CNRT, eroe dell’indipendenza divenuto una figura essenziale della politica dell’isola. Anche il generale Lere Anan Timur, del partito Fretilin, è visto come un serio sfidante.

Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta, il 19 aprile si terrà un secondo turno. L’investitura del candidato eletto è prevista per il 20 maggio, anniversario dell’indipendenza del Paese.

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La funzione presidenziale è tradizionalmente prevalentemente cerimoniale in questo Paese situato nella metà orientale dell’isola di Timor, nell’arcipelago indonesiano, e che si estende per 15.000 km2. Ma questa volta gli elettori sperano di porre fine a una situazione di stallo che dura da quattro anni, a causa dello scontro tra le due principali forze politiche. “Dobbiamo far ripartire la macchina dopo una paralisi che ha generato una crisi economica, per non poter votare i bilanci” da diversi anni, spiega Christine Cabasset, specialista in Timor e vicedirettore dell’Institute for Research on Contemporary Southeast Asia.

Questi candidati provengono dalla generazione della lotta per l’indipendenza. Ma l’importanza del giovane elettorato, in un Paese dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, potrebbe giovare ad altri candidati.

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