► Chi è debitore con l’IFI?

L’imposta sul patrimonio immobiliare (IFI), che nel 2018 ha sostituito l’imposta di solidarietà patrimoniale (ISF), ha colpito 130.000 contribuenti nel 2020 (ultimi dati disponibili). Questo è quasi tre volte meno dell’ISF, pagato da 360.000 famiglie nell’ultimo anno della sua esistenza, nel 2017.

È logica. In linea di massima, l’IFI assomiglia a due gocce d’acqua per l’ISF: stessa soglia di innesco (leggere sotto), stessa scala e stesso piano di reporting. Ma la base dell’IFI è più ristretta di quella dell’ISF in quanto tiene conto solo, come suggerisce il nome, del patrimonio immobiliare, sia esso detenuto direttamente o tramite società immobiliari.

→ SPIEGAZIONE. Imposta sul patrimonio immobiliare e donazioni: la procedura da seguire

Una conseguenza altrettanto logica: l’ultima raccolta delle ISF ha portato allo Stato oltre 5 miliardi di euro, contro 1,56 miliardi di euro dalla parte dell’IFI nel 2020.

In termini di dichiarazione, l’IFI ha un’operazione particolare, diversa dall’imposta sul reddito, per la quale Bercy invia ai contribuenti una dichiarazione da compilare ogni anno. Per l’IFI spetta al contribuente informare l’Agenzia delle Entrate del superamento della soglia di patrimonio immobiliare che fa scattare la tassazione, compilare l’apposito modulo e trasmetterlo a Bercy contestualmente alla dichiarazione dei redditi tradizionale.

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► Quale patrimonio viene preso in considerazione?

È l’intero patrimonio immobiliare che viene preso in considerazione. La residenza principale è inclusa, con una riduzione del 30%. Si tratta qui di ricchezza netta, cioè detraendo i crediti rimanenti da rimborsare sui beni in questione. Inoltre, gli immobili ad uso professionale sono esenti, come già avveniva per l’ISF.

Nota: si tiene conto del patrimonio dell’intero nucleo familiare, indipendentemente dalla composizione del nucleo familiare. Anche il numero dei figli non ha alcun impatto sulla soglia fiscale.

► Quali sono le possibili riduzioni fiscali?

In termini di donazioni, l’IFI mostra lo stesso meccanismo di riduzione delle tasse dell’ISF, molto incentivante, con lo stesso tetto e con le stesse modalità.

In concreto, le donazioni devono essere rivolte ad enti quali centri di ricerca, strutture per l’integrazione attraverso attività o fondazioni riconosciute di pubblica utilità. Limitati a 50.000 euro, danno luogo ad una riduzione d’imposta pari al 75% dell’importo della donazione. Tali donazioni possono essere effettuate fino al giorno in cui il contribuente presenta la propria dichiarazione IFI. Nel 2020 sono stati raccolti 164 milioni di euro di donazioni.

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In termini di riduzione delle tasse, invece, il sistema IFI si differenzia dal predecessore: non è più possibile ottenere una riduzione attraverso un investimento nel capitale di alcune società.

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Cinque diverse tariffe

1,3 milioni di euro del patrimonio immobiliare, questa è la soglia per l’attivazione dell’imposta sul patrimonio immobiliare (IFI) per le famiglie.

0,5%, si tratta dell’aliquota fiscale per i beni imponibili compresi tra 800.000 e 1,3 milioni di euro. Le altre tariffe sono quindi: 0,7% per la quota di patrimonio compresa tra 1,3 e 2,57 milioni di euro; 1% per la parte compresa tra 2,57 e 5 milioni di euro; 1,25% per la parte compresa tra 5 e 10 milioni di euro; e infine 1,5% per la tranche superiore a 10 milioni di euro.

75% delle entrate, è il cap level (noto come scudo fiscale) pensato per limitare la tassazione delle famiglie con un ampio portafoglio immobiliare ma con reddito limitato. L’IFI viene, nel caso specifico, ridotto in modo che la tassazione complessiva del nucleo familiare interessato (ovvero il totale dei contributi e delle tasse, IFI inclusi) non superi il 75% del reddito.

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