► Qual è la “regola dell’unanimità” nell’Unione Europea?

Mentre in molti ambiti il ​​Consiglio dell’UE, che è colegislatore con il Parlamento e che riunisce i 27 Stati, prende le sue decisioni a maggioranza qualificata, in alcuni ambiti considerati “sensibile” (il termine deriva dal Consiglio stesso), è richiesta l’unanimità. Chiaramente, finché non tutti sono d’accordo, è impossibile andare avanti.

Ciò vale in particolare per quanto riguarda la politica estera, l’adesione all’UE, la tassazione o il finanziamento del bilancio dell’UE. Durante la pandemia di Covid-19, quando la questione della creazione di risorse proprie per rimborsare il piano di ripresa è tornata alla ribalta della scena politica, questo problema dell’unanimità è apparso abbastanza centrale. Lo stesso sta accadendo ora, mentre gli stati cercano di concordare un embargo sul petrolio russo, una decisione, ancora una volta, da prendere a 27.

► L’UE può davvero farla finita con l’unanimità?

Una delle principali conclusioni tratte dalla Conferenza sul futuro dell’Europa, il grande esercizio di partecipazione dei cittadini svoltosi da maggio 2021 a maggio 2022, è porre fine a questa regola dell’unanimità, che non varrebbe senza una revisione dell’UE trattati. “L’abbandono dell’unanimità è richiesto perché sappiamo che, in alcuni ambiti, la capacità di azione dell’Ue è ostacolata da questa norma. Un solo Stato può impedire all’intera Unione di agire”, riassume Éric Maurice, direttore dell’ufficio di Bruxelles della Fondazione Robert-Schuman.

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In seguito, quindi, i leader europei hanno dovuto dire a loro volta cosa pensavano di questa norma. “Ho sempre sostenuto che il voto all’unanimità in alcune aree chiave non ha più senso”, ad esempio ha lanciato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Ha chiesto il presidente Emmanuel Macron “generalizzare il voto a maggioranza qualificata nelle nostre decisioni”.

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“La maggioranza qualificata permette di decidere più rapidamente e quindi di essere più efficienti”, sottolinea Éric Maurice, che tuttavia richiama l’argomento centrale di coloro che difendono l’unanimità: quest’ultima “obbliga a tenere conto degli interessi di tutti”.

Sbarazzarsi di questa regola è un enigma. Perché per votare la fine dell’unanimità è necessario… un accordo unanime. “Tutto è fattibile ma è difficile, uno stato come l’Ungheria non avrebbe alcun interesse ad abbandonare l’unanimità negli affari esteri, e uno stato come il Lussemburgo non ne avrebbe alcuna in materia fiscale! »

► Ci sono modi per aggirare questa regola?

Si deve già sapere che, durante un voto unanime, l’astensione non impedisce l’adozione di una decisione. È solo in caso di voto negativo che l’intero processo viene bloccato. Molto spesso, inoltre, le 27 delegazioni non vanno alla fase di votazione finché non è chiaro che tutti voteranno “a favore”, per evitare di smascherare – a volte taglienti – disaccordi tra Stati.

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Infine, che dire dell’opzione “opt-out”, la possibilità di esenzione che esiste nell’UE? “Viene utilizzato più in progetti più generali come l’euro o Schengen, non tanto nel processo decisionale in quanto tale”, spiega Eric Maurizio. Infine, l’unanimità non va confusa con il consenso, consuetudine all’interno del Consiglio europeo, tra i Capi di Stato e di Governo. Il consenso non richiede un voto di per sé. Funziona su questo adagio molto comune nell’UE: “Chi tace acconsente. »

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