Al duo diplomatico che si oppone alla crisi ucraina, si cerca di aggiungere una voce. Il presidente del Senegal, Macky Sall, attualmente alla guida dell’Unione africana, si recherà a Sochi venerdì 3 giugno per un incontro con il suo omologo russo Vladimir Poutine. Questo spetta al rappresentante africano “porta la voce dell’Africa” nel conflitto che da più di tre mesi vede la Russia contro l’Ucraina e le cui conseguenze si fanno chiaramente sentire nel continente africano. Un compito delicato viste le diverse posizioni assunte dai 55 paesi membri dell’Unione Africana.

Uno dei temi principali di questo incontro riguarda la revoca del blocco organizzato nel Mar Nero dalla Russia, che impedisce l’esportazione di grano e fertilizzanti dall’Ucraina, da cui i paesi africani dipendono fortemente. Chiamando in una dichiarazione a “il rilascio di scorte di cereali e fertilizzanti”spera Macky Sall “evitare lo scenario catastrofico di carenze e aumenti generalizzati dei prezzi”. Dal canto suo, la Russia condiziona la revoca del blocco alla revoca delle sanzioni imposte dall’Unione Europea, che accusa Putin di utilizzare “il grano come arma di guerra”.

Disallineamento

“Il peso diplomatico di Macky Sall in queste trattative è piuttosto debole”, crede, invece, Thierry Vercoulon, ricercatore presso l’Istituto francese di relazioni internazionali (Ifri), perché “Ci sono troppe opinioni divergenti tra paesi”. Infatti, mentre alcuni paesi africani come la Libia o la Costa d’Avorio si sono opposti all’invasione russa, 17 di loro si sono astenuti durante il voto su una risoluzione non coercitiva che chiedeva “recesso immediato e incondizionato” Truppe russe dal territorio ucraino alle Nazioni Unite il 2 marzo. Tra questi, il Senegal di Macky Sall, che aveva giustificato il suo voto invocando il principio del non allineamento e della composizione pacifica delle controversie”. L’Eritrea è l’unico Paese africano a votare contro la risoluzione.

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“Il non allineamento è la posizione più logica per molti Paesi africani che si trovano in una situazione di multidipendenza diplomatica e commerciale”, spiega Thierry Vercoulon, che impedisce loro di prendere posizione in un conflitto tra due dei loro partner. È il caso, ad esempio, dell’Egitto, che importa il grano dall’Ucraina, compra armi dai russi e dipende dagli aiuti finanziari occidentali.

Partner commerciali

Inoltre, l’influenza russa in Africa continua a crescere. “Da qualche anno, e soprattutto dal vertice Russia-Africa tenutosi nel 2019 a Sochi, la Russia è considerata il nuovo partner commerciale, anche alternativo all’Occidente”, continua il ricercatore. Oggi la Russia rappresenta 20 miliardi di dollari di commercio nel continente africano e il 49% del mercato delle armi.

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Altri paesi come la Repubblica Centrafricana o il Mali si sono apertamente rivolti a Mosca. Bamako, che ospita un gran numero di mercenari russi del gruppo Wagner, ha ricevuto equipaggiamento militare russo, inclusi due elicotteri da combattimento, sotto“un sodalizio sincero e antichissimo”, secondo l’esercito. In questi due paesi restano molto attivi i media filorussi Russia Today e Sputnik News, ormai banditi in Europa.

Dialogo(i)

Inoltre, i movimenti panafricani e antimperialisti stanno spingendo per un allineamento con la Russia. “Preferisco Putin, anche se non è il mio messia, a tutti i presidenti occidentali ea tutti i maledetti presidenti africani, soggetti all’oligarchia dell’Occidente”, ha dichiarato l’attivista panafricano Kemi Seba all’inizio di marzo.

Ma queste posizioni non sono necessariamente fisse. “Ci sono altri partner commerciali a cui i paesi africani dipendenti dalla Russia potrebbero rivolgersi se decidessero di tagliare i loro legami con Mosca”, considera Thierry Vercoulon. Il dialogo con la Russia, inoltre, non è l’unico avviato dall’Unione Africana, che in un comunicato ha indicato di avere “ha accolto la richiesta del presidente Volodymyr Zelensky di inviare un messaggio all’organizzazione in videoconferenza, la cui data e termini saranno concordati di comune accordo”.

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