Il trattamento fiscale delle azioni ricevute nell’ambito dell’Opas di Poste Italiane su TIM torna al centro dell’attenzione dopo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate su un interpello presentato da Telecom Italia. L’indicazione riguarda il modo in cui deve essere determinato il valore fiscale delle azioni consegnate dagli azionisti TIM e incide sul calcolo delle plusvalenze realizzate nell’operazione.
L’offerta prevedeva un corrispettivo composto da due elementi: una parte in azioni Poste Italiane e una parte in denaro. Per ogni titolo TIM portato in adesione, gli azionisti hanno quindi ricevuto una combinazione di strumenti finanziari. Il valore attribuito alle azioni ricevute è diventato il parametro utilizzato dagli intermediari per determinare la differenza tra il valore fiscale originario dei titoli TIM e il corrispettivo dell’operazione.
Il valore utilizzato per il calcolo
La questione è nata perché alcuni intermediari avrebbero applicato un valore fiscale di 9,63 euro alle azioni Poste ricevute. Il chiarimento dell’amministrazione finanziaria indica invece come valore corretto 7,81 euro. La differenza tra i due importi può modificare la base sulla quale viene calcolata la plusvalenza imponibile e, di conseguenza, l’ammontare dell’imposta trattenuta dall’intermediario.
Secondo la ricostruzione del caso, in diversi conti il valore più elevato avrebbe prodotto una tassazione superiore a quella effettivamente dovuta. L’effetto non si sarebbe limitato al momento dell’adesione all’offerta: il valore fiscale attribuito alle azioni Poste ricevute avrebbe influito anche sul successivo prezzo di carico dei titoli presenti nel portafoglio.
- 9,63 euro: il valore utilizzato in alcuni calcoli degli intermediari;
- 7,81 euro: il valore indicato come corretto nel chiarimento fiscale;
- l’errata valorizzazione può incidere sia sulla plusvalenza iniziale sia sul prezzo fiscale delle azioni Poste ricevute.
Gli effetti sulle posizioni degli azionisti
Il meccanismo può aver generato, oltre a un’imposta più elevata sulla plusvalenza dell’operazione, anche una minusvalenza fiscale artificiale in occasione della successiva vendita delle azioni Poste. Un prezzo di carico calcolato sulla base del valore più alto, infatti, modifica la differenza tra il costo fiscalmente riconosciuto e il prezzo di vendita. Il risultato può essere una perdita fiscale che non riflette correttamente il valore determinato secondo il criterio indicato dall’Agenzia delle Entrate.
La posizione degli azionisti dipende dal regime fiscale applicato al proprio deposito. La gestione può infatti essere amministrata, con gli adempimenti affidati all’intermediario, oppure dichiarativa o gestita, con modalità diverse per il calcolo e la sistemazione delle imposte. Il recupero dell’eventuale eccedenza, secondo il chiarimento richiamato, resta legato alla situazione del singolo investitore e ai dati registrati dal rispettivo intermediario.
La vicenda riguarda dunque il trattamento fiscale delle operazioni già concluse, non il valore di mercato dei titoli. La differenza tra il parametro di 7,81 euro e quello di 9,63 euro costituisce il punto centrale della verifica per gli azionisti interessati, insieme alla modalità con cui l’operazione è stata contabilizzata e alla posizione fiscale risultante dal proprio conto.