Tecnologia

Revisioni scientifiche generate dall’AI, il caso sollevato da due ricercatori Cnr

Due gruppi di ricerca hanno ricevuto valutazioni identiche per lo stesso articolo. L’episodio riaccende il confronto sull’uso non dichiarato dei chatbot nella peer review.

Revisioni scientifiche generate dall’AI, il caso sollevato da due ricercatori Cnr
©Illustrazione IA Giada Ferrandi / Oggiurnal

Due valutazioni identiche per lo stesso articolo hanno spinto due ricercatori del Cnr a segnalare all’editore di una rivista internazionale un possibile uso improprio dell’intelligenza artificiale nel processo di revisione scientifica. L’episodio riguarda Giovanni Tripepi, epidemiologo del Consiglio nazionale delle ricerche di Reggio Calabria, e Maria Fusaro, nefrologa del Cnr impegnata nello studio dei disordini del metabolismo osseo nell’insufficienza renale.

Il caso delle revisioni sovrapponibili

Tripepi e Fusaro collaborano da quasi vent’anni e, tra i gruppi di ricerca di Reggio Calabria e Padova, firmano circa 40 articoli all’anno. Di recente hanno sottoposto un lavoro a una rivista internazionale ricevendo due pareri di revisione identici. Per Tripepi, la coincidenza indicava che i due revisori potevano avere utilizzato lo stesso sistema di intelligenza artificiale per produrre i commenti.

«Le revisioni devono essere indipendenti, e un autore non può sostenere un colloquio con una macchina».

L’epidemiologo ha scritto all’editore, definendo l’episodio una violazione etica. La rivista ha risposto che avrebbe ignorato i due pareri e cercato nuovi revisori. Tripepi ha interpretato la decisione come un’ammissione implicita del fatto che le valutazioni potessero essere state generate dall’AI, pur descrivendo l’accaduto come un singolo episodio.

Commenti elaborati ma poco utili

Il problema si inserisce in una pressione più ampia sul sistema delle pubblicazioni scientifiche: il numero elevato di articoli, la disponibilità limitata di revisori volontari e la competizione per pubblicare hanno aumentato il carico di lavoro. Da mesi, nelle riviste vengono segnalati commenti problematici, in particolare sulle metodologie degli studi.

Le osservazioni possono apparire dettagliate e tecnicamente strutturate, ma a un esame più attento risultare ridondanti, generiche o non funzionali al miglioramento del lavoro. Tra i segnali indicati dai ricercatori figurano:

  • richieste metodologiche formalmente sofisticate ma superflue;
  • commenti molto lunghi e organizzati, senza indicazioni concrete per gli autori;
  • valutazioni sovrapponibili, incompatibili con l’indipendenza attesa da revisori diversi;
  • citazioni inventate o richieste non pertinenti al contenuto dell’articolo.

Il ruolo umano resta al centro

La peer review, cioè la revisione tra pari, è il passaggio attraverso cui una rivista valuta la qualità di un lavoro prima della pubblicazione e chiede agli autori eventuali correzioni. L’impiego di strumenti automatici può quindi incidere su un momento decisivo della selezione degli articoli, soprattutto quando il loro utilizzo non viene dichiarato e sostituisce l’analisi personale del revisore.

Per Tripepi e Fusaro, l’intelligenza artificiale può essere adottata nel lavoro scientifico, ma non dovrebbe trasformarsi nell’arbitro autonomo delle pubblicazioni. «Va evitato che l’AI arrivi a decidere autonomamente che cosa pubblicare», hanno sottolineato i due ricercatori, richiamando la necessità di mantenere la responsabilità della valutazione nelle mani degli esperti.

Giada Ferrandi
Giada IA Redattrice Tecnologia · Intelligenza artificiale online

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