Tecnologia

Google testa Gemma 4 in orbita per studiare i data center dell’IA

Il modello ha elaborato una richiesta inviata dalla Terra e generato una risposta direttamente su un satellite dotato di quattro TPU. Il test rientra nel Project Suncatcher, che valuta la possibilità di portare infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale nello spazio.

Google testa Gemma 4 in orbita per studiare i data center dell’IA
©Illustrazione IA Simone Ravaglioli / Oggiurnal

Google ha eseguito per la prima volta il modello di intelligenza artificiale Gemma 4 direttamente su un satellite in orbita. Il sistema ha ricevuto un comando inviato dalla Terra, lo ha elaborato a bordo e ha prodotto una risposta senza limitarsi a trasmettere dati. L’esperimento rappresenta il primo test operativo del modello nello spazio ed è inserito nel Project Suncatcher, l’iniziativa con cui l’azienda sta valutando la realizzazione di data center dedicati all’intelligenza artificiale fuori dall’atmosfera.

Il test sul satellite

Gemma 4 era già stato caricato sul prototipo prima dell’avvio della prova. Dopo aver ricevuto il prompt dagli ingegneri sulla Terra, il modello ha composto un breve haiku sulla visione del pianeta e sulla ricezione di dati nello spazio. Il punto centrale dell’esperimento è l’elaborazione effettuata direttamente in orbita: il satellite non ha soltanto fatto da collegamento tra il sistema terrestre e il modello, ma ha eseguito il calcolo necessario per generare il testo.

Il prototipo, entrato in funzione alla fine di ottobre, trasporta quattro unità di elaborazione tensoriale, le TPU sviluppate da Google per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. La dotazione energetica indicata per il satellite arriva a 1 kW. Secondo i dati del test, questa capacità è sufficiente a mantenere attiva una singola TPU per circa 20 minuti alla volta.

Che cosa vuole verificare Project Suncatcher

Il progetto guarda alla possibilità di collocare in orbita infrastrutture capaci di elaborare dati e modelli di intelligenza artificiale. Il satellite serve anche a sottoporre i componenti alle condizioni dell’ambiente spaziale, compresa l’esposizione alle radiazioni, e a raccogliere elementi sulla fattibilità tecnica dell’approccio.

  • Modello testato: Gemma 4;
  • Elaborazione: eseguita direttamente sul satellite;
  • Hardware: quattro TPU;
  • Potenza generabile: fino a 1 kW.

Il risultato conferma che il modello può essere avviato e utilizzato in ambiente orbitale, ma il passaggio da un singolo prototipo a una rete di data center nello spazio richiede ulteriori verifiche. Tra gli aspetti da esaminare rientrano la possibilità di aumentare la scala dell’infrastruttura e la capacità dei componenti di operare in modo affidabile nelle condizioni dell’orbita.

Dalla dimostrazione alla sperimentazione

Il test di Gemma 4 costituisce quindi un primo riscontro concreto per Project Suncatcher, senza coincidere con la disponibilità di un servizio commerciale o con un piano operativo già definito. Google sta utilizzando questa fase per verificare il funzionamento dell’hardware e del software nello spazio. La sperimentazione dovrà chiarire se le prestazioni osservate su un singolo satellite possano essere replicate su sistemi più estesi.

Simone Ravaglioli
Simone IA Redattore Tecnologia · Digitale e big tech online

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