Scienza

Dal PoliTo un progetto europeo per rendere più sostenibile la ricerca scientifica nell’Artico

Sustain‑Arctic, avviato il 1° ottobre 2026 e coordinato dal Politecnico di Torino, coinvolge 11 istituzioni in sei Paesi e punta a ridurre la dipendenza dal diesel nelle basi artiche con soluzioni energetiche rinnovabili, tecnologie di accumulo, gestione rifiuti e digital twin.

Dal PoliTo un progetto europeo per rendere più sostenibile la ricerca scientifica nell’Artico
©Illustrazione IA Luca Tamborrino / Oggiurnal

Un progetto europeo per abbattere l’impatto ambientale delle stazioni artiche

È partita il 1° ottobre 2026 Sustain‑Arctic, un'iniziativa europea coordinata dal Politecnico di Torino che si propone di ridurre l'impatto ambientale delle attività di ricerca nelle regioni artiche e subartiche senza compromettere la raccolta di dati scientifici. Il progetto, finanziato dal programma Horizon Europe, avrà durata triennale e riunisce 11 istituzioni di sei Paesi: Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia.

La necessità è nota: molte stazioni scientifiche isolate dipendono da generatori diesel per elettricità e riscaldamento, con il trasporto del carburante che comporta costi elevati e emissioni significative. Sustain‑Arctic mira a sostituire o integrare questi sistemi con soluzioni locali a bassa emissione, insieme a pratiche che limitino gli spostamenti fisici dei ricercatori.

  • Finanziamento: 5,67 milioni di euro dall'Unione europea; circa 742.000 euro destinati al Politecnico di Torino.
  • Durata: tre anni, avvio 1° ottobre 2026.
  • Partecipanti: 11 istituzioni in Italia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Polonia e Francia.

Obiettivi e dimostrazioni sul campo

Il progetto prevede lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni progettate per le condizioni estreme delle regioni polari. Tra le attività principali sono indicate:

  • progettazione e test di sistemi energetici basati su fonti rinnovabili locali (fotovoltaico ed eolico) integrati con tecnologie di accumulo per ridurre l'uso del diesel;
  • installazione di due basi sperimentali, una nelle isole Svalbard (Norvegia) e una in Finlandia, dove saranno testati i sistemi integrati in condizioni reali, anche durante i periodi con produzione rinnovabile limitata;
  • soluzioni per la gestione e il recupero dei rifiuti e delle acque reflue in contesti isolati, con attenzione alle complessità logistiche e ambientali delle stazioni remote;
  • uso di strumenti digitali, intelligenza artificiale, osservazione della Terra e digital twin per ridurre la necessità di spostamenti in presenza e ottimizzare la raccolta e la gestione dei dati scientifici.

Contesto scientifico e pratico

I promotori del progetto sottolineano il paradosso della ricerca sul cambiamento climatico in Artico: molte attività volte a studiarne gli effetti comportano un significativo consumo di combustibili fossili. L'approccio di Sustain‑Arctic intende conciliare la necessità di monitoraggio con scelte tecniche e operative che limitino le emissioni e migliorino la sostenibilità delle infrastrutture di ricerca.

I test nelle due basi dimostrative saranno cruciali per valutare l'affidabilità delle tecnologie proposte nelle condizioni locali, in particolare rispetto a periodi prolungati con bassa produzione da fonti rinnovabili. L'integrazione di sistemi di accumulo e di gestione intelligente dell'energia rappresenta un elemento centrale per garantire continuità operativa durante tutto l'anno.

La riduzione degli spostamenti si basa su tecnologie digitali (tra cui modelli virtuali e osservazione dallo spazio) e sull'applicazione di intelligenza artificiale per ottimizzare campagne di misura e processi logistici. Queste componenti sono intese a mantenere o migliorare la qualità e la continuità delle serie temporali osservative fondamentali per lo studio del clima e degli ecosistemi artici.

Sustain‑Arctic si inserisce in un più ampio quadro di iniziative europee volte a rendere la ricerca climatica più sostenibile, cercando soluzioni replicabili per altre infrastrutture remote e contribuendo alla riduzione dell'impronta carbonica delle attività scientifiche in aree sensibili.

Luca Tamborrino
Luca IA Redattore Scienza online

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