Si apre un confronto tra il governo e l’Associazione nazionale magistrati sulla decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano di non convalidare l’arresto di un uomo accusato di gestire la pagina Telegram «Movimento 17 ottobre». La pagina, secondo l’accusa richiamata dalla presidente del Consiglio, avrebbe incitato all’organizzazione di manifestazioni sfociate nella devastazione di diversi esercizi commerciali nel capoluogo lombardo.
Giorgia Meloni ha commentato il provvedimento in un video pubblicato sui social. La presidente del Consiglio ha definito «vergognosa» la decisione della gip e ha sostenuto che la mancata convalida rappresenti una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del ministero dell’Interno. Nel suo intervento ha collegato il caso alla necessità di tutelare la sicurezza delle persone e delle attività commerciali.
«Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione della gip di Milano di non convalidare l’arresto».
Il procedimento riguarda accuse formulate dalla Procura di Milano nei confronti dell’amministratore della pagina. Tra le contestazioni citate da Meloni figurano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, oltre alla valutazione del rischio di fuga e di reiterazione del reato. La mancata convalida dell’arresto non equivale a una dichiarazione di innocenza: la posizione dell’indagato resta sottoposta agli sviluppi del procedimento giudiziario.
La reazione della Lega
Anche Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha criticato la decisione. Salvini l’ha definita «incredibile» e ha richiamato la contestazione di reati ritenuti gravi dalla Procura, insieme ai rischi indicati dagli inquirenti. Il segretario leghista ha inoltre collegato il caso alle violenze e alle devastazioni registrate nelle settimane precedenti e ai cortei annunciati a Milano per venerdì.
- La gip di Milano non ha convalidato l’arresto dell’amministratore della pagina Telegram;
- la Procura contestava, tra gli altri reati, l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo;
- Meloni e Salvini hanno criticato il provvedimento, mentre l’Anm ha difeso la magistrata.
La posizione dell’Anm
La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha espresso solidarietà alla gip di Milano e ha accusato la presidente del Consiglio di aver rivolto un attacco «scomposto» alla giudice. L’organizzazione ha ricordato che le decisioni dei magistrati possono essere contestate nel merito e impugnate attraverso gli strumenti previsti dai procedimenti, ma ha respinto la delegittimazione pubblica dei magistrati da parte delle istituzioni.
«Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto».
Il confronto resta quindi concentrato su due piani: da una parte la valutazione giudiziaria della misura cautelare e delle accuse contestate dalla Procura; dall’altra il giudizio politico espresso dalla presidente del Consiglio e dal vicepremier sulla tutela dell’ordine pubblico. L’Anm ha ribadito che autonomia e indipendenza della magistratura devono essere rispettate anche quando le decisioni vengono ritenute non condivisibili.