La conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità si è chiusa sabato 31 ottobre a Yerevan, in Armenia, con un’intesa sulla necessità di accelerare l’attuazione del patto di Kunming-Montréal, ma senza una soluzione al principale ostacolo emerso nei negoziati: la scarsità di risorse. Alla COP17 hanno partecipato 182 Paesi, impegnati nel primo esame collettivo degli obiettivi adottati nel 2022 per la tutela della natura.
Il bilancio degli obiettivi per il 2030
L’accordo di Kunming-Montréal punta a realizzare 23 obiettivi entro il 2030. Tra i traguardi centrali c’è la protezione del 30 per cento delle terre e dei mari. Il bilancio presentato alla conferenza indica però che 22 obiettivi su 23 sono in ritardo. Le aree protette sulla terraferma, inoltre, restano sotto il 20 per cento.
Il documento conclusivo, chiamato «Percorso di Yerevan», invita i governi a rivedere i rispettivi piani nazionali, ad accelerare l’attuazione degli impegni e ad aumentare il livello di ambizione. Nel testo, tuttavia, l’avanzamento delle misure viene collegato alla disponibilità dei finanziamenti. È il passaggio che riflette il contrasto emerso durante le due settimane di trattative: gli obiettivi sono stati confermati, ma le risorse necessarie per raggiungerli restano largamente insufficienti.
Il Fondo di Cali e le risorse per la natura
Uno dei punti più discussi è stato il Fondo di Cali, istituito per riconoscere un ritorno economico alle comunità e ai Paesi dai cui patrimoni naturali provengono i dati genetici utilizzati da aziende farmaceutiche, cosmetiche e biotecnologiche. L’ambizione iniziale era raccogliere 1 miliardo di dollari l’anno. Alla chiusura della conferenza, nel fondo risultavano poco più di 10.000 dollari.
- Il fabbisogno complessivo previsto dall’accordo è di 200 miliardi di dollari l’anno, considerando risorse pubbliche e private.
- Durante il vertice sono stati annunciati finanziamenti per circa 1,8 miliardi di dollari.
- Di questa somma, 500 milioni sono stati promessi dai Paesi Bassi per il fondo dedicato alle foreste tropicali, mentre al fondo multilaterale destinato ad aiutare i Paesi del Sud globale sono arrivati 60 milioni di dollari.
Il divario tra gli impegni e le risorse disponibili riguarda anche la direzione della spesa pubblica. Nel quadro discusso a Yerevan, una parte dei finanziamenti continua a sostenere fonti fossili e agricoltura intensiva, mentre i programmi per la conservazione della natura chiedono nuovi stanziamenti. La COP17 ha quindi fissato una rotta comune per aggiornare i piani nazionali, ma il calendario degli obiettivi per il 2030 resta segnato dai ritardi indicati nel bilancio della conferenza.