Risultati presentati all'Esmo 2026 e pubblicati sul New England Journal of Medicine
Uno studio di fase 3 ha mostrato, in pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES‑SCLC) senza progressione dopo la terapia iniziale, un beneficio sostanziale dall'aggiunta dell'anticorpo bispecifico tarlatamab alla terapia con durvalumab come mantenimento. I dati intermedi, presentati durante un simposio presidenziale al Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo) e pubblicati sul New England Journal of Medicine, indicano una riduzione del rischio di morte del 58 per cento (hazard ratio 0,42; 95% CI 0,32–0,54; P < 0,001) con un follow‑up mediano di circa 16 mesi.
Lo studio DeLLphi‑305 ha riportato inoltre che la sopravvivenza globale (OS) mediana è risultata pari a 21,1 mesi nel braccio con tarlatamab più durvalumab, contro 12,7 mesi nel braccio trattato con durvalumab da solo, nei pazienti che non avevano evidenza di progressione dopo il trattamento iniziale con durvalumab e chemioterapia a base di platino ed etoposide.
«Questi risultati rappresentano un progresso senza precedenti per i pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, mostrando un beneficio di sopravvivenza raramente osservato in questa malattia aggressiva» — Jay Bradner, MD, Amgen.
I risultati sono stati diffusi da Amgen e presentati con ampio interesse nella sessione presidenziale dell'Esmo. Secondo la nota diffusa dall'azienda, l'effetto osservato sulla sopravvivenza globale e la significativa riduzione del rischio di morte suggeriscono che l'introduzione di tarlatamab in una fase precoce del percorso terapeutico potrebbe modificare il decorso di una patologia storicamente difficile da trattare.
Dati principali in sintesi
- Disegno dello studio: fase 3, confronto tra tarlatamab + durvalumab vs durvalumab da solo come terapia di mantenimento dopo la prima linea con durvalumab e chemioterapia.
- Riduzione del rischio di morte: 58% (HR 0,42; 95% CI 0,32–0,54; P < 0,001).
- Sopravvivenza mediana: 21,1 mesi vs 12,7 mesi (tarlatamab + durvalumab vs durvalumab).
- Follow‑up mediano: circa 16 mesi.
La pubblicazione contemporanea sul New England Journal of Medicine rende i dati immediatamente disponibili alla comunità scientifica e clinica internazionale. Durante la presentazione sono stati riportati applausi dalla sala, segno dell'attenzione suscitata dai risultati nella comunità oncologica.
Le implicazioni cliniche di questi risultati saranno oggetto di dibattito e valutazione da parte delle autorità regolatorie e delle società scientifiche per definire eventuali cambiamenti negli standard terapeutici. Restano di competenza degli oncologi e degli enti regolatori l'interpretazione dei dati completi, la valutazione del profilo di sicurezza e le indicazioni d'uso prima di un'adozione estesa nella pratica clinica.