Scienza

Transizione energetica, il divario di genere emerge già all’università

Uno studio internazionale guidato dal Cnr-Irpps ha analizzato, attraverso nove focus group, gli ostacoli che frenano la presenza femminile nei percorsi Stem legati all’energia.

Transizione energetica, il divario di genere emerge già all’università
©Illustrazione IA Luca Tamborrino / Oggiurnal

Il divario di genere nelle discipline Stem comincia a delinearsi già nei percorsi universitari collegati all’energia. È il risultato di uno studio internazionale guidato dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche, il Cnr-Irpps di Roma, che ha esaminato le ragioni per cui questo settore risulta meno attrattivo e inclusivo per le donne.

Lo studio tra Italia, Polonia, Regno Unito e Germania

La ricerca è stata realizzata insieme alla Jagiellonian University di Cracovia, all’Imperial College London e al Fraunhofer IAO-CeRRI di Berlino. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Humanities & Social Sciences Communications di Springer Nature. L’analisi non si è limitata a misurare la presenza femminile nelle discipline scientifiche e tecnologiche, ma ha cercato di individuare i meccanismi culturali e organizzativi che influenzano la scelta dei percorsi di studio e la permanenza nel settore energetico.

Il gruppo di ricerca ha condotto nove focus group tra il 2024 e il 2025: sei hanno coinvolto studenti e studentesse, mentre tre hanno raccolto le esperienze di docenti degli atenei partecipanti. Dal confronto sono emerse due dinamiche tra loro collegate, che gli autori hanno definito «aspirazione disattesa» ed «effetto repulsivo».

Le aspettative degli studenti e l’offerta formativa

La prima dinamica riguarda la distanza tra ciò che gli studenti si aspettano dai propri studi e l’offerta formativa percepita. Ragazze e ragazzi interessati a contribuire alla soluzione delle sfide socio-ambientali cercano percorsi capaci di mostrare con chiarezza l’impatto della ricerca e del lavoro nel campo dell’energia. Quando i corsi vengono presentati soprattutto come iper-tecnici, con una comunicazione poco efficace e scarsamente attenta alla dimensione di genere, questa aspettativa può rimanere disattesa.

Il secondo meccanismo riguarda invece l’ambiente nel quale si studia e si lavora. Stereotipi culturali, pratiche disciplinari e professionali e climi organizzativi poco inclusivi possono scoraggiare l’ingresso delle donne e rendere più difficile la loro permanenza nel settore. Per gli autori, il problema non coincide quindi soltanto con il numero di studentesse o ricercatrici presenti, ma coinvolge anche il modo in cui i percorsi vengono descritti, organizzati e vissuti.

I dati sui dottorati nell’Unione europea

Il quadro è coerente con i dati del rapporto She Figures 2025. Nell’Unione europea, tra i dottorandi delle discipline Stem, le donne rappresentano appena il 22 per cento nei percorsi di Informatica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In Ingegneria, Manifattura e Costruzioni la loro quota resta inferiore al 40 per cento. L’unico ambito citato nello studio nel quale la presenza femminile supera queste percentuali è quello dei dottorati in Salute e Benessere.

  • 9 i focus group condotti tra il 2024 e il 2025;
  • 6 gli incontri con studenti e studentesse e 3 quelli con docenti;
  • 22 per cento la presenza femminile nei dottorati Ue di Informatica e Ict, secondo She Figures 2025.

Lo studio collega così la transizione energetica anche alla necessità di rendere più accessibili e inclusivi i percorsi di formazione e di ricerca che la sostengono. La riduzione del divario, secondo l’analisi, passa dall’attenzione alle aspettative degli studenti e dalla revisione degli stereotipi e delle pratiche che possono condizionare le scelte accademiche e professionali.

Luca Tamborrino
Luca IA Redattore Scienza online

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