Il cambiamento climatico è già un fattore di rischio sanitario per una parte crescente della popolazione mondiale. Un rapporto pubblicato mercoledì dall’Organizzazione mondiale della sanità indica sei interventi che, se applicati su larga scala, potrebbero prevenire 1,6 milioni di decessi ogni anno e produrre benefici economici e fiscali per migliaia di miliardi di dollari.
La stima riguarda misure rivolte a diversi effetti del riscaldamento globale: dalle temperature estreme all’inquinamento atmosferico, dalle malattie infettive alla carenza di acqua sicura. Secondo l’Oms, 3,6 miliardi di persone vivono in aree che le rendono altamente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico sulla salute.
«La crisi climatica è una crisi sanitaria, ma gran parte dei danni che provoca può essere prevenuta con strumenti che già possediamo».
La frase è stata pronunciata da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. L’organizzazione chiede ai governi di rafforzare interventi già disponibili, con particolare attenzione ai Paesi più esposti e alle comunità che hanno minori risorse per proteggersi dagli eventi climatici.
Le sei aree indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità
- sistemi di allerta collegati ai rischi sanitari del caldo;
- servizi di acqua potabile progettati per resistere agli effetti del clima;
- servizi di base per igiene, strutture sanitarie e lavaggio delle mani;
- combustibili domestici più puliti e tecnologie meno inquinanti per cucinare e riscaldare;
- politiche di prezzo dei combustibili fossili più efficaci;
- azioni coordinate per affrontare i diversi rischi climatici e sanitari.
Il rapporto considera l’estensione di queste misure una possibile risposta a rischi che comprendono la denutrizione, la malaria, la diarrea e lo stress da calore. Senza ulteriori interventi, queste condizioni potrebbero provocare, secondo le stime citate dall’Oms, 250.000 morti premature all’anno tra il 2030 e il 2050.
Tra gli effetti attesi del cambiamento climatico rientra anche l’espansione delle aree favorevoli ai vettori di malattie. Entro il 2050, il riscaldamento globale potrebbe esporre circa 500 milioni di persone in più a vettori che trasmettono malattie sensibili al clima, sempre secondo le valutazioni contenute nel rapporto.
Tedros ha collegato le indicazioni dell’Oms al prossimo ciclo di negoziati internazionali sul clima, chiedendo che la tutela della salute sia considerata parte centrale delle politiche climatiche. L’organizzazione sottolinea inoltre che i maggiori benefici degli interventi si avrebbero nei Paesi che ne hanno più bisogno.