Operazione della Dda di Napoli: fermato l'ultimo ricercato per la maxi inchiesta sul conflitto tra clan
Personale della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di Torre Annunziata ha proceduto all’arresto di Valentino Gionta jr, ultimo dei nove soggetti destinatari di un’ordinanza cautelare emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le misure erano state disposte nell’ambito delle indagini sulla rissa avvenuta nel centro commerciale Maximall di Torre Annunziata e su una serie di episodi collegati riferiti al controllo del territorio.
I reati contestati, a vario titolo, comprendono:
- rissa;
- rapina;
- violenza privata;
- pubblica intimidazione con uso di armi;
- detenzione e porto di armi da sparo;
- delitti aggravati dalla modalità mafiosa.
Per nove persone coinvolte nell’inchiesta il gip aveva disposto misure cautelari: sette sono state sottoposte alla custodia in carcere e due agli arresti domiciliari. L’arresto odierno completa l’esecuzione dell’ordinanza restrittiva.
Gli investigatori indicano che Gionta jr era riuscito a sottrarsi all’esecuzione della misura fino al momento del fermo. È stato rintracciato in un vano ricavato all’interno della sua abitazione, accessibile passando per una botola nascosta. Secondo gli agenti l’apertura della botola era gestita tramite un sistema di azionamento elettrico mediante telecomando.
L’operazione rientra nelle attività investigative che hanno ricostruito tensioni e scontri tra il clan Gionta e il gruppo denominato «IV Sistema», attivo nel rione Penniniello, per il controllo di affari e territori nella zona di Torre Annunziata. Le contestazioni contestano, a diverso titolo per gli indagati, condotte avvenute nel corso del 2025 e aggravate dalla modalità mafiosa.
La Dda partenopea ha coordinato le indagini, avvalendosi degli accertamenti della Polizia giudiziaria. L’esecuzione delle misure cautelari rientra nelle azioni disposte per contrastare le attività delittuose attribuite ai gruppi criminali che operano nell’area oplontina.
Prospettive processuali e prossime fasi
Dopo l’arresto, gli indagati sottoposti a misure in carcere e agli arresti domiciliari saranno tradotti davanti all’autorità giudiziaria secondo i termini previsti dal codice di procedura penale: la Dda potrà chiedere il rito ordinario o altre ipotesi processuali a seconda degli sviluppi investigativi e delle risultanze acquisite.
Le indagini proseguono per chiarire ruoli e responsabilità nelle singole contestazioni, per individuare eventuali ulteriori soggetti coinvolti e per raccogliere prove documentali e testimoniali utili al procedimento penale coordinato dalla Procura distrettuale.
La vicenda conferma l’attenzione della magistratura e delle forze di polizia per gli episodi di violenza riconducibili ai contrasti tra gruppi criminali sul territorio e l’uso di misure cautelari per interrompere condotte ritenute pericolose per l’ordine pubblico e la sicurezza.