La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha rideterminato in 15 anni e 6 mesi di reclusione la pena per una donna imputata dell’omicidio di un uomo di 75 anni, ucciso il 14 febbraio 2023. La decisione interviene sul verdetto di primo grado, che aveva stabilito una condanna a 17 anni.
Il collegio ha modificato parzialmente la precedente sentenza. L’imputata è stata assolta dall’accusa di occultamento di cadavere ed è stata esclusa l’aggravante della minorata difesa contestata in relazione al furto. Quest’ultimo reato era già stato riqualificato rispetto all’originaria imputazione di rapina.
La riduzione della pena
Le modifiche disposte dai giudici hanno comportato una riduzione complessiva di un anno e sei mesi rispetto alla pena inflitta in primo grado. Restano invece confermate le altre statuizioni contenute nella precedente decisione. La responsabilità dell’imputata dovrà essere valutata anche negli eventuali successivi gradi di giudizio, poiché la sentenza d’appello non è definitiva.
- 17 anni: la pena stabilita in primo grado;
- 15 anni e 6 mesi: la pena rideterminata in appello;
- 14 febbraio 2023: la data dell’omicidio contestato;
- un anno e sei mesi: la riduzione complessiva rispetto alla prima sentenza.
Respinta la richiesta dell’accusa
La Corte ha respinto l’appello presentato dalla Procura della Repubblica di Cosenza e sostenuto dal procuratore generale, che chiedeva l’ergastolo attraverso il riconoscimento dell’aggravante dei motivi abietti e futili. Secondo l’impostazione dell’accusa e delle parti civili, il delitto sarebbe maturato in un contesto legato a un movente economico e a un litigio. Queste richieste non sono state accolte nel dispositivo della Corte.
Nel corso del procedimento, la difesa ha richiamato il contesto relazionale precedente ai fatti, descrivendolo come segnato da continue vessazioni e ingerenze. Dopo la decisione, i difensori hanno annunciato la prosecuzione dell’iter giudiziario nei gradi successivi, concentrando le proprie argomentazioni sul mancato riconoscimento della legittima difesa, anche nella forma dell’eccesso colposo, e sulla concessione delle attenuanti.
Il procedimento
Il processo riguarda la morte dell’uomo avvenuta nel febbraio 2023. Il giudizio d’appello ha esaminato sia la pena sia le contestazioni accessorie rispetto all’omicidio, intervenendo sull’accusa di occultamento del cadavere e sull’aggravante collegata al furto. La Corte ha quindi confermato le restanti parti della sentenza di primo grado, nei limiti indicati dal provvedimento.