La sentenza e le contestazioni
La Terza Corte d'Assise di Roma ha pronunciato la condanna all'ergastolo nei confronti del 23enne imputato per l'omicidio della sua ex partner, avvenuto il 25 marzo 2025. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura e hanno riconosciuto, oltre al delitto di omicidio volontario e all'occultamento di cadavere, le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del rapporto affettivo con la vittima. La sentenza è di primo grado.
Ricostruzione dei fatti emersi nel processo
Secondo l'impianto accusatorio ricostruito durante le indagini e nei passaggi dibattimentali, la giovane fu uccisa nell'appartamento in cui il presunto responsabile viveva con la famiglia, nel quartiere Africano di Roma. Dopo l'omicidio la salma venne chiusa in una valigia e abbandonata in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina, a circa 40 chilometri dalla Capitale. La durata della camera di consiglio è stata di circa tre ore.
«È stata fatta giustizia ma l'ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie. Lui ancora respira, mia figlia non respira più»
Le parole sono state pronunciate dal padre della giovane al termine della lettura del dispositivo, presenti in aula i genitori, parenti e amici della vittima, oltre a un gruppo di studenti dell'Università Sapienza, costituitisi parte civile.
Posizioni dell'accusa e della difesa
- La Procura, rappresentata in udienza dal procuratore aggiunto e dalla pubblica ministero, aveva chiesto l'ergastolo, sostenendo la premeditazione dell'azione e opponendosi a tesi difensive che tendevano a escludere le aggravanti e a ottenere il riconoscimento di attenuanti generiche.
- In sede di repliche la pubblica ministero ha affermato che «questo non è stato un delitto di impeto» e che l'imputato «non si è mai pentito e continuava a pensare che la vittima meritasse quella fine»; ha inoltre richiamato elementi emersi dall'analisi del telefono cellulare dell'indagato ritenuti indicativi di un progetto criminoso.
- La difesa aveva chiesto l'esclusione di alcune aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche; l'imputato non era presente in aula al momento della sentenza.
Altri sviluppi processuali
Durante l'inchiesta la madre dell'imputato, ascoltata come testimone assistita, ha patteggiato una pena di due anni con l'accusa di concorso in occultamento di cadavere aggravato dal nesso teleologico. L'impianto probatorio acquisito nel corso delle indagini aveva portato all'immediato rinvio a giudizio dell'imputato.
| Data | Evento |
|---|---|
| 25 marzo 2025 | Omicidio nella casa del quartiere Africano a Roma; corpo occultato e poi abbandonato in una valigia |
| Procedimento istruttorio | Indagini, analisi dei dispositivi digitali e acquisizione di elementi per il giudizio immediato |
| 27 ottobre 2026 | Sentenza di primo grado: condanna all'ergastolo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere |
La sentenza emessa dalla Corte d'Assise rappresenta il primo grado di giudizio; eventuali ulteriori sviluppi processuali seguiranno i normali strumenti di impugnazione previsti dal codice di procedura penale.